Superfranco, ora si muove anche la politica: i socialisti vogliono subito il cambio a 1,15

Il cambio franco-euro e i suoi effetti finiscono sul banco della politica in Svizzera.
Il Partito Socialista Svizzero ha presentato quattro richieste precise per «sostenere il Paese di fronte all’emergenza creata dallo sblocco del cambio», si legge nel comunicato del partito.
Anzitutto il Ps vuole agire sul cambio. Si vuole tornare a un limite fissato dalla Banca Nazionale, stavolta a 1,15 con l’euro (in precedenza era stato a 1,20).
«Perché in questi quattro anni si è rivelato l’unica misura efficace per proteggere l’economia e il lavoro dalle speculazioni – dicono – In secondo luogo, una suddivisione degli utili della Banca Nazionale in modo che metà vada a rafforzare l’assicurazione disoccupazione e l’altra metà alla formazione permanente per la riqualifica di chi è senza lavoro. Poi un’opposizione senza compromessi a tutte le misure proposte dalla Destra per far pagare il conto alle lavoratrici e ai lavoratori: aumento dell’orario di lavoro, diminuzione dei salari, precarizzazione e allentamento delle regole. Infine, la legittima pretesa che il guadagno del commercio sui prezzi delle merci importate si rifletta nel calo dei prezzi al consumo, per cui diventa necessaria una revisione della legge sui cartelli».
«Sono rimasto stupefatto dell’assenza di critiche alle misure dei Liberali Radicali» ha commentato il presidente del partito Christian Levrat. E ancora è «sbagliato fare pagare ai lavoratori danni dovuti a qualche speculatore finanziario».
Le proposte dei socialisti sono diventate anche un sondaggio online sul sito del “Corriere del Ticino”. Al momento di andare in stampa i favorevoli sono in minoranza (21%) rispetto ai contrari (76%), pochissimi gli indecisi (3%).
Le accuse di immobilismo da parte dei socialisti agli altri partiti in realtà vengono subito smentite dai fatti. Franco Celio, deputato del Partito Liberale Radicale ha presentato un’interrogazione parlamentare.
La recente decisione della Banca Nazionale di modificare i criteri del cambio tra franco svizzero ed euro – scrive Celio – con la conseguente rivalutazione della nostra moneta, rischia di creare seri problemi a tutti settori attivi nell’ambito delle esportazioni».
Celio si preoccupa in particolare della vendita del legname: «L’economia forestale come noto non gode di alcuna misura di protezione – scrive l’esponente del Plr ticinese – in particolare nel nostro Cantone». Il deputato chiede così al Consiglio di Stato misure specifiche per aiutare i produttori di legname ticinesi.

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