Superiori, dalla Provincia ai Comuni. Un salasso da oltre 6 milioni di euro

Ogni istituto costa in media 157mila euro all’anno
Solo per farle funzionare servono più di 150mila euro all’anno, tra spese di riscaldamento e manutenzione ordinaria. Finora li pagava la Provincia, dal prossimo anno scolastico dovrebbero essere a carico delle malandate casse dei singoli Comuni, rischiando di far saltare i conti di molte amministrazioni, già messi a dura prova dai tagli del governo.
A quei 157mila euro vanno poi aggiunti gli oneri legati alla manutenzione straordinaria, agli interventi di messa in sicurezza degli edifici o ai lavori di ampliamento
di aule e laboratori. Insomma, ogni istituto superiore della provincia lariana ha bisogno di soldi, tanti soldi, per poter accogliere gli studenti.
Questo fiume di denaro – stipendi del personale a parte, pagati direttamente dallo Stato – era prima garantito dalle Province, da settembre dovrebbero essere invece i Comuni a sborsare i 6,6 milioni di euro necessari, ogni anno, per gestire gli immobili delle 42 sedi degli istituti superiori del Comasco: 3,8 milioni per la manutenzione ordinaria e 2,8 per il riscaldamento. Una cifra che corrisponde, appunto, a 157mila euro all’anno per ciascun edificio.
È il decreto legge n° 95 del 6 luglio scorso, varato dal governo di Mario Monti nell’ambito della “spendig review”, la revisione e la riduzione delle spese dello Stato, a prevedere la riorganizzazione delle Province e il conseguente passaggio ai Comuni di molte competenze tra cui, appunto, la gestione degli edifici delle superiori.
Al di là del fatto che per quanto riguarda il destino della Provincia di Como non c’è ancora nulla di definito, il passaggio degli istituti superiori dalle amministrazioni provinciali a quelle comunali è tutt’altro che chiaro. Un conto è scriverlo in un decreto, un conto è fare in modo che ciò avvenga.
C’è innanzitutto da definire la questione della proprietà degli edifici. I Comuni, ovviamente, non avranno mai i soldi per comprarsi gli immobili. Questo passo, però, in realtà non sarà necessario, come spiega l’architetto Pietro Cinquesanti, ultimo assessore provinciale all’Edilizia scolastica prima che Villa Saporiti venisse commissariata secondo quanto previsto dal governo per le amministrazioni in scadenza di mandato.
«Come Provincia noi gestivamo 42 scuole superiori – dice Cinquesanti – Per quanto riguarda il capoluogo, metà degli istituti sono di proprietà del Comune di Como ed erano stati dati in concessione d’uso alla Provincia: è il caso, per esempio, del liceo classico “Volta” o delle magistrali “Teresa Ciceri”. La restante metà, tra cui il Setificio, la “Magistri Cumacini” o il “Caio Plinio”, è invece di proprietà di Villa Saporiti. Fuori città, a Cantù, Erba e così via, tutte le sedi appartengono alla Provincia. Il passaggio degli edifici ai singoli Comuni non comporta problemi e può essere fatto a costo zero: è sufficiente, infatti, un atto di concessione d’uso da parte di Villa Saporiti agli stessi Comuni».
Secondo i dati dell’Ufficio scolastico provinciale (l’ex Provveditorato agli studi), sono 17 gli istituti superiori presenti sul territorio lariano: 8 sono a Como, 3 a Cantù e altrettanti a Erba; Mariano, Menaggio e Olgiate Comasco ne annoverano poi uno ciascuno. Per arrivare ai 42 edifici, bisogna tenere conto delle varie sedi distaccate.
Più spinosa, e dalle conseguenze dirompenti, è invece la questione delle spese di gestione, quei 6,6 milioni di euro – ed è una stima al ribasso – che dovrebbero venire coperti dai Comuni.
«Per le 42 scuole superiori ogni anno noi pagavamo 3,8 milioni di euro per la manutenzione ordinaria e 2,8 milioni di euro per il riscaldamento – ricorda l’ex assessore – Spese alle quali vanno aggiunti gli oneri per la manutenzione straordinaria e per gli adeguamenti delle aule e dei laboratori sulla base delle richieste avanzate dai singoli presidi. Senza dimenticare che, come Provincia, avevamo in corso una serie di interventi di messa in sicurezza delle strutture scolastiche per circa 4 milioni di euro, già messi a bilancio e pronti per essere appaltati, più un altro milione e mezzo di opere di riqualificazione, anch’esse già a bilancio grazie ai contributi del Provveditorato agli studi».
Limitandosi alle sole spese di gestione ordinaria, cioè riscaldamento e manutenzione, resta da capire come faranno i Comuni, soprattutto quelli più piccoli, a trovare i fondi necessari per far fronte ai nuovi oneri. «Pensiamo soltanto al Comune di Longone al Segrino sul cui territorio, al Beldosso, c’è la sede del “Romagnosi” dove si tengono i corsi dell’istituto alberghiero – sottolinea Cinquesanti – Si tratta di 1.300 studenti, 40 aule e un parco di 80mila metri quadrati. Ma far fronte alle spese sarà un problema anche per Menaggio, Erba o Cantù e persino per Como».
A complicare ulteriormente la vicenda c’è poi il fatto che, al momento, non c’è traccia del nuovo decreto che dovrebbe fare chiarezza sulle modalità e sui tempi del passaggio delle competenze sugli edifici delle superiori dalle Province ai Comuni.
«Tutto deve ancora essere definito – fa notare l’ex assessore – Non so quando il decreto verrà emanato, non so che cosa conterrà, nè che cosa dovrà essere fatto. Ho l’impressione che il prossimo anno scolastico comincerà senza cambiamenti, con la Provincia che continuerà a farsi carico delle spese di riscaldamento e manutenzione». E può anche darsi che alla fine l’edilizia scolastica verrà lasciata alle amministrazioni provinciali, come già è previsto che avvenga per la pianificazione territoriale, il trasporto pubblico e le strade provinciali.
«Per quanto mi riguarda – conclude Cinquesanti – nonostante i tanti problemi, è stata una soddisfazione gestire in questi anni gli istituti superiori, anche grazie alla collaborazione dei dirigenti scolastici che hanno sempre dimostrato di apprezzare il nostro lavoro e il nostro impegno».

Marcello Dubini

Nella foto:
L’edificio che ospita il Setificio (nella foto Mv) è di proprietà della Provincia, a differenza di altri istituti che appartengono invece al Comune

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.