Supino ci prova con la nuova Sinistra. «Noi la vera alternativa». Poi frusta il Pd

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Sul centrodestra: «La città ha subito uno scempio da questa giunta disarticolata»
Dice, ispirandosi a Enrico Berlinguer, che «i partiti di oggi sono macchine di potere». Bombarda il Pd, ma sarebbe pronto ad appoggiarlo al ballottaggio «solo se servisse a mandare a casa il centrodestra». È il turno di Donato Supino: il vulcanico consigliere comunale si presenta come candidato sindaco per la federazione della Sinistra per Como. Nato ad Airola, provincia di Benevento, Supino – un lungo passato da sindacalista dei trasporti – vive a Como dal 1961.
Propone ai comaschi
«un’alternativa, non un’alternanza». Secco, quindi, il suo distacco dal Partito Democratico, con il quale ha tentato – senza successo – un’alleanza in chiave elettorale. Se il patto è naufragato, precisa Supino, non è colpa del candidato del Pd (Mario Lucini, «persona rispettabile»), quanto del partito.
«Il Pd – dice il candidato della Sinistra – ha fallito il ruolo di coordinamento all’interno del centrosinistra. La colpa è di Luca Gaffuri, che ha gestito la vicenda in modo troppo autoritario». Ma l’attacco frontale, ovviamente, colpisce l’amministrazione uscente di centrodestra.
«In cinque anni Bruni ha cambiato sette assessori e due vicesindaci. Un assessore nuovo ogni sette mesi. La città ha subito uno scempio, da questa giunta disarticolata. E la Lega si è nascosta dietro un Pdl allo sfascio». Supino ne ha pure per l’opposizione. «Nel 2009 c’era l’occasione di mandare a casa questa amministrazione, eppure qualcuno non l’ha sfruttata. La città, ancora una volta, ha pagato un caro prezzo». Che Supino fosse un consigliere “superproduttivo”, era chiaro. Il candidato della Sinistra lo sottolinea ricordando che «in cinque anni ho presentato 1.300 atti tra mozioni, emendamenti e interpellanze». Uno degli argomenti che sta più a cuore a Supino è il futuro della Ca’ d’Industria, la casa di riposo comunale: per chiedere il rinnovo del cda si era incatenato alle colonne di Palazzo Cernezzi.
Una parola anche sulle paratie. «Quello è un imbroglio ai cittadini – dice – non sappiamo quando finiranno i lavori, non sappiamo quanto costeranno. Il sistema attuale antiesondazione richiederebbe per la manutenzione oltre 100mila euro all’anno. Quindi, secondo me bisognerebbe riqualificare il lungolago lasciando perdere ogni opera idraulica».
Ancora politica dei partiti: mentre Supino presenta la sua candidatura, il Pdl è alle prese con le primarie. «La partita mi sembra tra la Bordoli e Gaddi – commenta – Gaddi si è gestito bene la sua immagine, con le grandi mostre, ma è complice di questa amministrazione disastrosa. La Bordoli sembra arrivare dalla società civile ma appartiene al sottobosco della politica». Sulle grandi mostre, il candidato della Sinistra dice di non essere contrario, a patto che abbiano «un bilancio autonomo».
Supino marca la sua distanza dal Pd anche sul futuro del quartiere Ticosa. «Lucini dice che qualcosa, in quel quartiere, bisognerebbe edificare. Noi siamo per realizzare spazi associativi e ricreativi, interrando la strada e restituendo vivibilità al quartiere di San Rocco». Più che divorzio, però, con il Pd sembra una separazione. «Al ballottaggio potremmo ritrovarci, se servisse a mandare a casa il centrodestra».

Andrea Bambace

Nella foto:
Donato Supino punta a vestire la fascia tricolore (Fkd)

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