Svizzera, disoccupazione in calo nonostante il record di frontalieri

passaggio doganale per i frontalieri

In Svizzera crescono i frontalieri italiani, ma non la disoccupazione tra gli indigeni. Il mercato del lavoro tiene bene e riesce ad assorbire anche gli oltre 66mila occupati italiani. In tutta la Svizzera, nel mese di luglio il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 2,1%, lo stesso valore di giugno, ma soprattutto il più basso dal 2001. Per quanto riguarda il cantone di lingua italiana, la percentuale di chi è senza lavoro è leggermente superiore, si parla del 2,4%, ma, così come per il dato nazionale, vi è stata una diminuzione dello 0,2% rispetto allo stesso periodo del 2018. Nel Cantone Grigioni il tasso è addirittura dello 0,7%.

Dalle percentuali alle persone: secondo i rilevamenti della Segreteria di Stato dell’economia (Seco), alla fine di luglio 2019 erano iscritti 97.578 disoccupati agli uffici regionali di collocamento (Urc), ossia 356 in più rispetto a giugno. Sullo stesso mese dell’anno precedente, il numero di disoccupati è diminuito di 8.474 unità (-8%). In Ticino il calo è stato di 53 persone, attestandosi a 4.077. Per quanto riguarda le fasce d’età, tra i giovani cresce di oltre il 10% (1.067) chi è in cerca di un impiego, ma comunque si tratta di un migliaio di ragaunità in meno rispetto allo scorso anno. Per contro, il numero dei disoccupati di 50-64 anni è diminuito di 485 persone (-1,7%), attestandosi a 27.616. In confronto allo stesso mese dell’anno precedente ciò corrisponde a una diminuzione di 2.710 persone (-8,9%).

Dal luglio dello scorso anno è inoltre stato introdotto in tutta la Svizzera l’obbligo di dichiarare tutti i posti vacanti per i generi di professioni con un tasso di disoccupazione pari almeno all’8%.
Tornando alla crescita massiccia di frontalieri, i partiti svizzeri più anti-italiani, ovvero la Lega dei Ticinesi e Udc hanno reagito immediatamente agli ultimi dati.

«Avanti così – scrive Lorenzo Quadri deputato svizzero della Lega dei Ticinesi sul suo profilo Facebook – ed entro fine anno arriveremo a quota 70mila! È evidente che quasi 66.500 frontalieri in un Cantone con 350mila abitanti è una cifra che non ha uno straccio di giustificazione, né economica, né congiunturale, né altro: è, semplicemente, un’invasione! Un’invasione a danno dei Ticinesi, che vengono soppiantati sul mercato del lavoro cantonale! Ringraziamo i camerieri dell’Ue in Consiglio federale, e soprattutto ringraziamo il triciclo Plr-Ppd-Pdd».

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