Economia

Svizzera, prove tecniche di “invasione”. Idee per le imprese che vogliono trasferirsi

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Economia e aziende
La Cna ha chiamato un consulente elvetico per istruire i propri associati

La Svizzera è a portata di mano. Le occasioni offerte dal mercato elvetico possono essere molto ghiotte. Purché l’idea «non sia quella, troppo semplicistica, di chiudere in Italia e aprire oltreconfine. Non è ciò che offriamo o consigliamo. Chi pensa di poter agire così sbaglia in partenza».
A parlare è Ruggero Cantaluppi, vicepresidente di Swiss Valor Advisory (Sva), società svizzera che assiste le aziende, comprese le piccole realtà artigiane, intenzionate a provare la ricetta

scudo crociata.
Ad ascoltarlo, ieri pomeriggio in Cna, una platea gremita. Oltre 60 gli artigiani che hanno cercato di capire come muoversi.
«Va detto che le chiamate arrivate in associazione per chiedere di poter partecipare sono state veramente molte. Abbiamo dovuto bloccare le adesioni perché la domanda era eccessiva – dice Alberto Bergna, direttore di Cna Como – Sintomo che sta diventando vitale la ricerca di sbocchi all’estero».
Complice la crisi che sta decimando le imprese, viene avvertita con la massima urgenza la precarietà della situazione.
«Le informazioni sulle normative e le procedure elvetiche sono il punto di partenza per chiunque volesse tentare questa carta. Ecco lo spirito della nostra collaborazione con la Cna. Tanto che da gennaio abbiamo già stabilito di fissare un paio di incontri mensili con le aziende interessate per confrontarci, chiarire temi caldi e proseguire sulla strada decisa», dice il vicepresidente Cantaluppi.
«È sicuramente un patto fondamentale per tutti noi. Verranno loro da noi così come noi andremo in Svizzera. Il contatto reciproco è una prerogativa del piano», aggiunge Alberto Bergna.
Questi i temi sul tavolo. La collaborazione tra Sva e la Cna di Como servirà per assistere le aziende interessate al mondo del lavoro e ai rapporti con la Confederazione Elvetica – vista come “Porta d’Europa” – dove ogni giorno lavorano circa 60mila frontalieri delle province di Varese, Como e Lecco.
«Si tratta di un movimento di risorse e merci importante, specchio di un mondo imprenditoriale che non vede il confine come via di fuga ma come terreno fertile, per ripartire con idee nuove e business internazionali», dice ancora Bergna.
Ma proprio perché si affronta la sfida con un nuovo mercato bisogna varcare il confine preparati.
«Aiutiamo a comprendere le normative del lavoro, ad esempio, e a mantenere tutto in regola. Anche perché se si sbaglia le sanzioni in cui si incappa sono pesanti. Il presupposto che non deve essere dimenticato è che la Svizzera può e deve essere vista come una base per possibili progetti di internazionalizzazione e di espansione. Un trampolino per incrementare l’export, giusto per citare un caso. E ciò ormai è fattibile non soltanto dalle grandi aziende con centinaia di dipendenti ma anche dalle piccole realtà artigiane di territori come quello comasco», ha spiegato Ruggero Cantaluppi.
La Svizzera, dunque, non deve essere vista soltanto come un semplice punto d’arrivo. «L’interesse per la Confederazione è progressivamente cresciuto a partire dal 2011. Negli ultimi due anni, infatti, complice inevitabilmente la crisi, gli imprenditori, specialmente quelli della Lombardia e dei territori di confine, hanno cominciato a guardarsi intorno», conclude Cantaluppi. I temi dibattuti durante l’incontro hanno coinvolto i presenti che hanno fatto domande e richiesto specifiche. L’incontro è stato introdotto dal presidente della Cna lariana, Enrico Benati.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Sono sempre più numerose le imprese italiane che guardano verso la Svizzera
21 Nov 2013

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