Svizzera: salario minimo anche per i dipendenti distaccati dall’estero

Bandiera Svizzera

Il Parlamento di Berna ha approvato con uno scarto di soli 10 voti (97 a 87) una mozione del senatore ticinese Fabio Abate che pone un freno alla concorrenza delle imprese artigiane italiane oltrefrontiera. Contro il parere del governo prima il Consiglio degli Stati e poi il Consiglio nazionale hanno detto sì all’innalzamento dei salari per i lavoratori stranieri distaccati in Svizzera. I quali non potranno essere pagati dalle aziende meno di quanto stabilito dai minimi tabellari. La mozione di Fabio Abate, parlamentare dei Liberali Radicali, aveva come obiettivo il contrasto del cosiddetto dumping salariale, soprattutto nei cantoni di frontiera. E proprio partendo dal Ticino lo stesso Abate aveva motivato la sua proposta spiegando che senza una modifica delle leggi federali sul lavoro non sarebbe possibile imporre ai datori di lavoro stranieri il rispetto del salario minimo per i dipendenti distaccati votato dal Parlamento ticinese nel 2015. Attualmente, infatti, la legge svizzera sui dipendenti di ditte straniere chiamati a lavorare nella Confederazione prevede che le imprese garantiscano le condizioni lavorative e salariali prescritte nelle leggi federali, nelle ordinanze del Consiglio federale, nei contratti collettivi e nei contratti normali di lavoro. Nessun riferimento è fatto alle leggi cantonali. Dopo l’approvazione della mozione Abate, però, il governo di Berna dovrà presentare una modifica della legge federale prevedendo anche il rispetto delle condizioni salariali minime prescritte nelle norme cantonale. La mozione del senatore ticinese era osteggiata dallo stesso partito del proponente e dal governo, intervenuto in aula con il ministro dell’Economia Guy Parmelin. Secondo quest’ultimo, «l’applicazione del salario minimo cantonale attraverso la legge federale sui lavoratori distaccati» sarebbe stata «anche in contraddizione con la portata della legislazione cantonale», mentre nello stesso tempo «la Confederazione non ha la competenza per intervenire nelle leggi cantonali».

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