Svizzera, stop alla libera circolazione.  L’Udc avvia la raccolta delle firme
Economia, Territorio

Svizzera, stop alla libera circolazione. L’Udc avvia la raccolta delle firme

La Svizzera si avvicina alla madre di tutte le battaglie: quella che deciderà sugli accordi bilaterali con l’Europa. L’Unione Democratica di Centro (Udc), il partito ultraconservatore e xenofobo del miliardario sciaffusano Christoph Blocher, inizierà a raccogliere tra pochi giorni le firme necessarie per portare i cittadini alle urne e far votare loro l’iniziativa che potrebbe mettere una pietra tombale sull’accordo di libera circolazione delle persone siglato nel 1999 tra Svizzera e Unione Europea.

Un referendum ancora una volta pro o contro l’Europa i cui effetti, in caso di risposta positiva dell’elettorato, potrebbero andare molto oltre il singolo quesito proposto. Un referendum per il quale si voterà, con ogni probabilità, nel 2019, anno in cui si rinnovano in Svizzera sia il Parlamento federale sia molti Parlamenti cantonali (Ticino compreso). Tutti sanno che l’Unione Europea ha sempre subordinato le intese bilaterali con la Confederazione al mantenimento del principio della libera circolazione delle persone. Negato tale principio, l’intero castello delle intese siglate negli ultimi 20 anni non avrebbe più fondamenta. Crollerebbe di schianto, con conseguenze che gli economisti e gli imprenditori svizzeri hanno sempre considerato catastrofiche.

Ma tant’è: il vento del sovranismo e dell’identitarismo soffia fortissimo da tempo anche in Svizzera. L’Udc aveva annunciato già lo scorso anno l’intenzione di chiamare i cittadini alle urne per dire sì o no alla libera circolazione. E adesso è passata ai fatti. Il testo dell’iniziativa popolare denominata Per una immigrazione moderata è stato depositato nella cancelleria federale e da questa giudicato ammissibile.

La notizia è stata confermata in diretta Tv, venerdì sera, dal presidente dell’Udc, il consigliere nazionale Albert Rösti. Nel corso di un intervento alla trasmissione 10 vor 10, sul canale svizzero-tedesco Srf, Rösti ha pure fornito qualche dettaglio in più sul testo dell’iniziativa elaborato nei mesi scorsi assieme al gruppo di Azione per una Svizzera Neutrale e Indipendente (Asni). «Per una immigrazione moderata è un’iniziativa “di limitazione” – ha spiegato il politico democentrista – prevede che la Svizzera regoli in modo autonomo la sua immigrazione e che non possa essere concluso alcun nuovo accordo internazionale sul libero accesso di cittadini stranieri nella Confederazione». Non solo: «Gli accordi internazionali esistenti non potranno essere in contrasto con questi due principi».
Insomma: confini svizzeri sempre più blindati e cancellazione dei bilaterali con l’Unione Europea.
Ben sapendo quale sia lo scenario politico nel quale si muove, Rösti ha poi spiegato che il consiglio federale (il governo di Berna, ndr) «avrà un anno di tempo per negoziare la fine della libera circolazione delle persone» con Bruxelles. Se non sarà possibile trovare una soluzione – e non sarà possibile, questo lo sanno tutti – gli accordi del 1999, i cosiddetti Bilaterali I (tra i quali è compreso quello sulla libera circolazione delle persone, «dovrebbero essere denunciati entro un anno e un mese dal voto popolare in base alla cosiddetta clausola ghigliottina”».

È la stessa Udc, in pratica, a segnare la strada della rottura totale con l’Europa. Perché propio la clausola citata da Rösti prevede che se uno solo degli accordi stipulati tra Bruxelles e Berna dovesse essere rescisso, anche gli altri verrebbero automaticamente annullati». L’Udc, ha aggiunto nel suo intervento televisivo il presidente del partito democentrista, non vuole ripetere l’esperienza del 2014. «L’immigrazione in Svizzera deve essere limitata, la legge di applicazione dell’iniziativa del 9 febbraio di tre anni fa non risponde alla volontà popolare. Per questo abbiamo voluto questo secondo voto».

7 gennaio 2018

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Redazione Corriere di Como

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