In Svizzera un tesoro in vecchie lire: nuovo caso su presunti “fondi neri”
Cronaca, Economia

In Svizzera un tesoro in vecchie lire: nuovo caso su presunti “fondi neri”

La Svizzera è al centro di un nuovo caso che riguarda presunti “fondi neri”. Letteralmente una montagna di soldi, banconote addirittura del vecchio conio. La cifra finita al centro dell’ennesima contesa ammonta a ben cinquemila miliardi di lire, 2,5 miliardi per tradurlo in euro.
Il clamoroso caso è stato rivelato in esclusiva dal settimanale “l’Espresso”, che ha pubblicato un servizio dettagliato sull’ultimo numero in edicola. La battaglia riguarda, secondo quanto ricostruito dal periodico nazionale, una ventina di persone che, insieme, sono proprietarie del ricco tesoro, appunto 5mila miliardi delle vecchie lire. Le banconote non sarebbero state convertite nei termini previsti – l’ultima data utile era stato fissato inizialmente al 28 febbraio 2012, termine poi anticipato al 6 dicembre 2011 – perché sarebbero state il frutto di presunte attività illecite. Reati, in particolare di natura fiscale, che sarebbero risultati in gran parte prescritti il 2 gennaio del 2012. L’anticipo della scadenza per la conversione delle vecchie lire – deciso nell’ambito del cosiddetto decreto Salva Italia, varato dal governo di Mario Monti – avrebbe sconvolto i piani dei proprietari del tesoretto, che non avrebbero più potuto cambiare il denaro “sporco” senza rischiare di incappare in indagini e controlli.
A distanza di alcuni anni, i proprietari delle vecchie banconote sono tornati alla carica, affidandosi ad un avvocato veneto, Luciano Faraon, che si dichiara certo di poter arrivare ad ottenere un «sì» alla conversione fuori tempo massimo della montagna di lire.
Il tesoro accumulato dai presunti evasori, sempre secondo quanto ricostruito e rivelato da “l’Espresso” porterebbe in Svizzera. Il riferimento dei proprietari del ricco patrimonio sarebbe infatti un finanziere italiano che vive a Lugano. E oltreconfine, in Canton Ticino e più in generale nella Confederazione Elvetica, sarebbero nascosti anche i soldi che gli italiani oggi sperano di riuscire ad incassare, naturalmente convertiti in euro, moneta sonante e utilizzabile e non pezzi da museo o da nostalgici e collezionisti.
Impossibile al momento prevedere il finale dell’ennesimo caso, destinato certamente a far discutere comunque vada a finire la richiesta degli anonimi miliardari.
Anna Campaniello

12 Gen 2017

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Redazione Corriere di Como

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