“Tacet”, la lezione del silenzio secondo padre Pozzi

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«Ogni proposito di vita solitaria si scontra col paradosso che, se cercata, la solitudine è inafferrabile; se ti afferra, è insopportabile». Poche pagine ma di straordinaria intensità, levità e grazia, che insegnano ad amare il silenzio e la meditazione come rifugi dalle ossessioni rumorose del mondo di oggi. È il volumetto Tacet, opera postuma di padre Giovanni Pozzi, insigne filologo ticinese scomparso nel 2002. Adelphi ripubblica questo testo che era già uscito in un’edizione fuori

catalogo e ora invece ricade all’interno della meritoria collana di tascabili “Biblioteca minima” (pp. 42, euro 7).
Noi umani siamo esseri verbali, non possiamo vivere senza parole. Eppure ci attrae il silenzio, e ci sgomenta. L’invito a riscoprirlo come salutare immersione per lo spirito e anche per il corpo è perentorio fin dalla copertina che mostra un dipinto di Baccio della Porta, un San Domenico che si trova al Museo di San Marco di Firenze ripreso nell’atto di portarsi l’indice perpendicolarmente davanti alla bocca: silenzio, «tacet» appunto.
Il libro è il quarto che Adelphi dedica al religioso svizzero-italiano, che fu allievo di Gianfranco Contini a Friburgo, maestro più anziano di lui di soli undici anni. Arriva dopo il fondamentale saggio sulla poesia visiva e la sua storia La parola dipinta (1981), Sull’orlo del visibile parlare (1993) e Alternatim (1996). Sue sono le curatele di opere di Maria Maddalena de’ Pazzi, Angela da Foligno e Giovan Battista Marino (l’Adone, sempre per Adelphi) e non va dimenticata l’edizione critica di quel capolavoro dell’Umanesimo letterario che fu Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna.
Padre Pozzi ha non pochi legami con il Lario. Il suo primo saggio a stampa, Saggio sull’oratoria sacra nel Seicento e semplificato sul padre Emmanuele Orchi (Istituto di studi francescani, 1954), fu infatti dedicato al predicatore cappuccino del Seicento Emanuele Orchi, famoso ai suoi tempi per le prediche (Quaresimale, 1650) piene di concetti spesso bizzarri. Un autore di cui si occupò anche Benedetto Croce nel volume Saggi sulla letteratura italiana del Seicento.
Pozzi fu inoltre mentore nel 2002 della mostra dell’editrice lariana Lithos (all’epoca Lythos) Parole e Segni, nella biblioteca del convento dei Cappuccini a Lugano, nota anche come “Biblioteca Salita dei Frati” e il solo fondo librario monastico tuttora attivo in Ticino. Proprio Pozzi tenne a battesimo in tale sede l’edizione a tiratura limitata dei Veda, il più antico documento scritto dei popoli indo-europei, composti tra il 1200 e il 500 avanti Cristo, tradotti per Lythos dalla comasca Barbara Radice e con illustrazioni del designer Ettore Sottsass.

Nella foto:
Sopra, Giovanni Pozzi. A destra, la copertina del volume Tacet ristampato da Adelphi

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