Tagli ai seggi, si spera nel decreto

Verso le elezioni
Sindaci unanimi nel giudizio negativo sui consigli “dimezzati”: «È un grave errore»
L’ultima speranza è affidata, come sempre, a un decreto. La scelta dell’ultimo momento. Quando il tempo è scaduto. La toppa, insomma. Che per una volta – forse – sarebbe migliore del buco. I sindaci comaschi dei Comuni che si accingono a tornare al voto per le amministrative giudicano in modo praticamente unanime il taglio ai

seggi di consiglieri e assessori deciso negli ultimi anni dai governi e poi ratificato dal Parlamento. «Allontana ancora di più la politica dai cittadini», dice Andrea Cattaneo, sindaco di Ponte Lambro. «Non ha alcun senso, è come dare un calcio alla democrazia», gli fa eco Mauro Robba, sindaco di Dongo. «Ammazza la partecipazione», aggiunge Adelio Frigerio, primo cittadino di Luisago. Un coro senza stonature. che gli amministratori locali lariani ripetono convintamente, ben sapendo quanto sia difficile oggi governare un piccolo paese. Se nulla dovesse cambiare di qui a pochi giorni, alle prossime elezioni si andrà con le regole in vigore. Nella maggior parte dei Comuni, i consigli saranno composti da 6 o 7 persone in tutto. Si perderanno complessivamente non meno di 700 seggi tra assemblee e giunte. Un’ecatombe del cadreghino, decisa tra il 2011 e il 2012 sulla spinta popolare contro i costi della politica. «Ma vedere il consigliere comunale come una spesa e non come una risorsa è un grave errore – dice Massimo Gherbesi, sindaco di Alzate Brianza – Con un simile taglio si impedisce il rinnovo generazionale tra gli amministratori locali e si affossa ciò che funzionava. È mera propaganda». Elio Rimoldi, sindaco di Veniano, parla di «una vera e propria vergogna. Lo dico da persona affezionata al territorio, che si è impegnato per anni in un lavoro volontario. Sul territorio serve la gente che si impegna. Il presidente del consiglio è stato un sindaco, spero che si renda conto che, dove ci sono comunità e territorio, la partecipazione è importante». Tutti gli amministratori insistono sul fatto che la manovra degli anni scorsi non incide, se non minimamente, sui costi della politica. Dice Andrea Cattaneo: «La normativa è stata approvata per dare un segnale nella direzione del risparmio, ma nei piccoli Comuni i rimborsi sono poco più che simbolici. Si poteva semplicemente decidere di eliminare ogni indennità ai consiglieri i quali avrebbero continuato a impegnarsi gratuitamente. Il mancato coinvolgimento delle persone, dei giovani è sicuramente la parte deleteria di questa legge». Secondo Pier Gerardo Lurati, ex sindaco di Binago, «non c’è più nulla di democratico. Anche la riduzione degli assessori fa diventare improponibile il lavoro di amministratore nei Comuni medio-piccoli. Io ormai sono fuori dalla vita politica, ma per esperienza dico che gestire paesi come Binago con 3 soli assessori è difficile, se non impossibile». «I sindaci, gli assessori e i consiglieri stanno diventando eroi civili, tra un po’ sarà durissima trovare chi sarà disposto a sacrificarsi per amministrare», conclude Mauro Robba. L’ultima speranza che qualcosa cambi è affidata a un decreto. Un provvedimento d’urgenza che il governo potrebbe varare nei prossimi giorni inserendo quantomeno la modifica delle composizioni dei consigli nei Comuni fino a 5mila abitanti. Mercoledì a Roma è previsto un incontro tra l’Anci e il sottosegretario Graziano Delrio. Si parlerà soltanto di questo.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.