Cronaca

Tagli ai superstipendi dei manager. In Svizzera si vota un referendum che fa tremare tutta l’Europa

altL’iniziativa era stata lanciata alcuni anni fa dalla Gioventù Socialista

«Il salario massimo versato da un’impresa non può superare di oltre dodici volte il salario minimo versato dalla stessa impresa». Poche parole che possono fare una rivoluzione.
La democrazia svizzera non smentisce i suoi tratti molto peculiari. Domani, i cittadini della Confederazione sono chiamati a votare un progetto di riforma costituzionale promosso ormai alcuni anni fa dalla Gioventù Socialista (Gss) ma diventato più che mai attuale alla luce della crisi profondissima che il sistema

economico occidentale sta attraversando in questa fase.
Di che cosa si tratta è presto detto. Un referendum potrebbe sancire l’impossibilità per le imprese private di pagare i propri manager con stipendi milionari. Se la proposta della Gss fosse approvata, lo stipendio massimo in ogni singola azienda non potrebbe superare di 12 volte quello minimo.
L’iniziativa dei giovani socialisti, denominata «1:12» è diventata nel giro di poche settimane, a mano a mano che il voto si faceva più prossimo, terreno di scontro politico in tutta Europa.
Di fatto, il referendum indetto a Berna fa paura a molti fuori dai confini della Confederazione, soprattutto per i riflessi che un sì al progetto potrebbe avere tra le fasce più radicali.
D’altronde, l’obiettivo dell’iniziativa della Gss è squisitamente politico. Per comprenderlo, basta analizzare qualche dato. Attualmente, la quasi totalità delle aziende svizzere rientra nello scarto 1:12. In Svizzera, soltanto l’1,5% delle aziende – vale a dire poco meno di 1.300 – ha la rimunerazione più elevata superiore a 12 volte lo stipendio più basso. Secondo i dati diffusi nei giorni scorsi dal portale swissinfo.ch sulla base di uno studio indipendente del Centro di ricerche congiunturali del Politecnico federale di Zurigo (Kof) – studio pubblicato all’inizio di ottobre e basato sui dati del 2010 di un campione rappresentativo di 43.627 aziende in tutta la Svizzera – «complessivamente questo limite è superato da circa 4.400 persone».
Nel 96,2% delle aziende esaminate, il rapporto è inferiore a 1:8. Il rapporto mediano del divario tra salario minimo e massimo è invece soltanto di 1:2,2.
Le aziende che nel 2010 avevano un divario salariale superiore a 1:12 impiegavano circa mezzo milione di persone, contro 2,91 milioni di quelle che non lo superavano. Va detto, tuttavia, che tra chi oltrepassa il limite di 1:12 vi sono le imprese più importanti della Confederazione: la Posta (1:17), Swisscom (1:35), Lindt & Sprungli (1:76), Schindler (1:121).
Stesso discorso vale per le multinazionali più note quali Nestlé, Novartis. Brady Dougan, il Ceo di Credit Suisse (la seconda banca elvetica dopo Ubs), guadagna 191 volte più dell’impiegato di banca con il salario minimo.
Severin Schwan, manager della Roche, tocca quota 261.
Il problema, però, come detto, non riguarda soltanto la Svizzera. Un simile referendum viene osservato con attenzione anche in Italia, Paese in cui le retribuzioni dei manager sono molto elevate. Un solo esempio: Sergio Marchionne, nel 2012, è stato il dirigente d’azienda più pagato tra le 162 grandi imprese europee. L’ultimo stipendio di Akio Toyoda, presidente e patron del primo gruppo automobilistico al mondo, ovvero la nipponica Toyota, ha guadagnato – bonus compresi – 184 milioni di yen, ovvero 1,37 milioni di euro. Meno di John Elkann che dalla sola Fiat nel 2012 ha avuto 1,46 milioni. Il doppio, quasi, dell’amministratore delegato della stessa Toyota, Takeshi Uchiyamada, il cui stipendio si ferma a “soli” 111 milioni di yen (831mila euro).
Come andrà a finire il referendum elvetico non è facile da pronosticare. Soltanto pochi mesi fa, un’iniziativa analoga promossa dal senatore indipendente Thomas Minder aveva sbaragliato ogni previsione. I cittadini svizzeri avevano detto sì con una maggioranza schiacciante al taglio draconiano delle buonuscite degli stessi grandi manager. Questa volta lo schieramento del no appare più forte, ma bisognerà aspettare lo scrutinio di domani sera per tirare le somme. Il governo di Berna ha indicato in modo chiarissimo la propria contrarietà al progetto della Gss.
«Se venisse accettata, l’iniziativa indebolirebbe il mercato del lavoro e la piazza economica svizzera – hanno scritto i consiglieri federali – Si tratterebbe di un ribaltamento dei principi della politica svizzera del mercato del lavoro che anziché basarsi su norme di legge rigide punta al negoziato e alla decentralizzazione delle decisioni. Questa politica ha permesso all’economia svizzera di creare e garantire molti posti di lavoro, a fronte di un tasso di disoccupazione bassissimo».

Nella foto:
Domani si vota in tutti i 26 Cantoni della Confederazione Elvetica per decidere sul taglio degli stipendi dei super manager. I risultati saranno noti in serata
23 Nov 2013

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