Tambini: «Rinaldin fuori luogo». Pdl, Sala è l’ago della bilancia

Il vicecoordinatore: «Accuse al partito sbagliate e inopportune»
Se a Roma le acque del Pdl sono agitate, sul Lario non si può dire che il partito di Silvio Berlusconi veleggi senza scossoni. Al contrario, la lettera aperta inviata dal consigliere regionale Gianluca Rinaldin ai rappresentanti della sua corrente interna al partito e le manovre precongressuali hanno creato un clima elettrico.
Ad alimentare la discussione è soprattutto il documento diffuso dal consigliere regionale, nel quale è contenuta una lunga serie di bordate al Pdl e ai suoi vertici

locali e soprattutto nazionali (a partire dal premier e dal coordinatore Angelino Alfano). Tra i punti più forti delle sette pagine vergate da Rinaldin, l’accusa circa «il nostro elettorato in fuga e i nostri elettori disaffezionati», la constatazione che «il Pdl ha fatto troppo poco rispetto a quello che ha promesso, prima illudendo e poi deludendo», la valutazione circa «la riforma liberale e federalista dello Stato mai realizzata».
Come non bastassero queste scudisciate al partito del quale, comunque, Rinaldin è ancora esponente in Regione, lo stesso consigliere regionale ha adombrato chiaramente la possibilità di migrare verso altri lidi (il terzo polo in primis) con queste domande retoriche: «Ma il Pdl è ancora il partito attraverso il quale riformare l’Italia? Nel quale militare e al quale affidare il mio voto e con esso i miei propositi e le mie speranze di cambiamento?».
Ebbene, di fronte alla risposta negativa implicita in queste considerazioni, il vicecoordinatore provinciale del Pdl, Patrizio Tambini, non è stato tenero.
«L’ambito più opportuno per fare simili valutazioni sarebbe stato probabilmente il prossimo congresso provinciale – afferma Tambini – E comunque, in un momento delicato come questo, non condivido affatto le critiche durissime rivolte da Rinaldin al partito di cui fa parte. In particolare, mi sembra fuori luogo l’accusa sul tradimento del cammino liberale del nostro partito, che pure con errori innegabili, rimane sempre davanti a tutto». Sulla possibile fuoriuscita di Rinaldin con destinazione terzo polo, Tambini afferma che «queste cose le deciderà lui, anche se non vedo nei nuovi soggetti reali alternative al Pdl».
Cauto al limite di una timidezza in altri tempi sconosciuta all’uomo è stato ieri l’altro consigliere regionale del Pdl, Giorgio Pozzi. Il quale, interpellato al telefono, dapprima ha affermato che «Rinaldin a me non ha mai detto di voler cambiare casacca, e poi perché dovrebbe farlo? Cos’avrebbe da guadagnare?». Di fronte all’ipotesi che, in cambio del “trasloco” nel terzo polo Rinaldin possa ottenere una candidatura per Roma, Pozzi ha aggiunto che «quell’esperimento mi pare debba fare ancora molta strada». Infine, rispetto alle violente accuse al Pdl, Pozzi ha “candidamente” replicato di «non averle colte».
IL FATTORE DECISIVO
In vista del congresso, comunque, il vero elemento decisivo per spostare in un senso o nell’altro gli equilibri interni al Pdl sarà con ogni probabilità uno schieramento terzo rispetto a quelli ex An-Cielle “versus” asse Pozzi-Rinaldin. In attesa dei numeri ufficiali sul tesseramento, infatti, una sola cifra sembra sostanzialmente assodata in termini sorprendenti. Ed è quella dell’area interna al Pdl che da sempre si rifà all’esperienza del Partito popolare europeo e che storicamente ha condiviso le posizioni in Forza Italia dell’ex assessore regionale Giuliano Sala. Fuori Como, il riferimento principe di quest’area molto ramificata sul territorio è il coordinatore regionale Mario Mantovani. Imponente il potenziale della componente se nei prossimi giorni la segreteria nazionale del Pdl confermasse le oltre 1.200 tessere accreditate. Un numero che certificherebbe lo status di potenza interna e, quindi, di ago della bilancia del prossimo congresso.

Emanuele Caso

Nella foto:
Il vicecoordinatore provinciale del Pdl, Patrizio Tambini, dal maggio 2007 è anche assessore al Bilancio a Villa Saporiti

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