Tamponi eseguiti in provincia: nessun dato da parte della Ats

Decessi +660 rispetto al 2019

L’informazione e la trasparenza su numeri e dati. Sono – o meglio dovrebbero essere – i pilastri su cui fare affidamento per monitorare l’evoluzione del Coronavirus in questa delicatissima fase 2 di ripartenza.
E per avere sott’occhio la realtà d’insieme è decisivo conoscere in tempo reale il numero dei tamponi processati, la percentuale di quelli positivi o meno, la loro suddivisione per provincia, classe e altre specifiche.
Tutto ciò però avviene in maniera decisamente parziale in Lombardia. Proprio nella regione italiana più martoriata dal virus, non si riesce ad avere un simile report da Ats Insubria. Si può solo genericamente fare affidamento sulla cifra complessiva dei tamponi processati in Lombardia. Per cercare di superare questo ostacolo messo in mezzo alla strada della ripartenza, è stato approvato lo scorso 21 aprile un dettagliato ordine del giorno in consiglio regionale. «Lo abbiamo votato ma da allora (il 21 aprile) non c’è stata ancora risposta in merito. Il gruppo – spiega il consigliere regionale del Pd, Angelo Orsenigo – ha scritto all’assessore al Welfare Giulio Gallera e al presidente del consiglio regionale Alessandro Fermi per chiarimenti. Vogliamo che nel bollettino quotidiano diffuso dalla Regione ci siano anche simili dati, a partire appunto da quello dei tamponi processati per ogni singola provincia e comune con le specifiche del caso. Sono informazioni necessarie su cui basarci per capire come procedere nella ripartenza in tutta sicurezza». E sempre su questo tema, sempre ieri il consigliere Orsenigo ha depositato una richiesta di accesso agli atti direttamente ad Ats Insubria. Una simile domanda di trasparenza sul tema “tamponi”, vista l’assoluta importanza di questo elemento, viene portata avanti sulle pagine del Corriere di Como ormai da diversi giorni. E in tal senso si è espresso anche Gianluigi Spata, presidente dell’Ordine dei medici di Como e della Lombardia, che ha evidenziato ovviamente l’importanza anche dei test sierologici che «hanno una funzione epidemiologica, Ma è il tampone il vero mezzo per fare la diagnosi della malattia. La cosiddetta fase 2 è estremamente critica, vedo troppa gente in giro e ho paura», ha dichiarato nelle ore passate il presidente.
Tornando all’ordine del giorno regionale, sono addirittura quattro i settori su cui si richiede di eseguire un monitoraggio costante di tutti gli elementi ritenuti decisivi. Si parte ovviamente con il comparto socio sanitario, passando per il sistema dei trasporti, per quello dei singoli comuni per finire con il controllo da eseguire anche per eventuali iniziative private.
«La Regione non è stata trasparente nella gestione dell’informazione in un periodo così importante – interviene anche il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Raffaele Erba – Noi stessi più volte abbiamo fatto delle richieste di accesso agli atti per cercare di raccogliere informazioni in merito. L’intera gestione del monitoraggio ci sembra carente a partire, ad esempio, dal fatto che spesso anche sui sintomatici non sono stati eseguiti i tamponi. Fatto che inevitabilmente falsa in maniera drastica il dato generale ». Argomento che poi ben si accomuna con «l’assoluta necessità di eseguire sul maggior numero possibile di persone anche il test sierologico. Si tratta di kit del costo di pochi euro ciascuno, in grado però di fornire informazioni molto utili», spiega sempre Raffaele Erba.
Il confronto
Durissimo infine l’intervento del consigliere del Pd Samuele Astuti sempre sul tema tamponi. «I numeri parlano chiaro: Regione Lombardia sta guidando la fase due “alla cieca”», ha detto. «Il quadro che emerge analizzando i dati forniti dalla Protezione Civile (aggiornati al 7 maggio) è disarmante: in Lombardia sono state sottoposte a tampone diagnostico 262.964 persone dall’inizio dell’emergenza Coronavirus e sono emersi 80.089 casi positivi. Nello stesso arco temporale, in Veneto, i “tamponati” sono stati 236.281 individuando 18.530 positivi. Il dato più rappresentativo della distanza tra il modello lombardo e quello veneto sta nel rapporto tra questi due fattori. Infatti, in Lombardia vengono testate tre persone per trovare un positivo, mentre in Veneto il rapporto è, addirittura, di uno su tredici. Cosa ci dicono questi dati? Anzitutto, come diciamo da tempo, i tamponi in Lombardia sono ancora insufficienti. E, in secondo luogo, che in Lombardia l’indagine sui sintomatici si dimostra ancora troppo superficiale. Diversamente, il Veneto è riuscito, in questi mesi, ad allargare il più possibile la propria rete di analisi non basandosi solo sui sintomi ma sulla prossimità tra le persone. Mantenendo questo approccio approssimativo è evidente che la gestione continuerà a brancolare nel buio con il possibile effetto di trovarci, tra due settimane, con qualche brutta sorpresa. Per scongiurare questa ipotesi Regione deve aumentare il numero di tamponi», chiude Astuti.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.