«Tamponi, Sant’Anna autonomo. E 20 letti Covid in via Napoleona»

L'ospedale Sant'Anna di Como

Il Sant’Anna è pronto a fare da sé per i tamponi. In vista anche della necessità di effettuare i test a tutti i pazienti che devono essere ricoverati, l’Asst Lariana ha deciso di organizzarsi con il proprio laboratorio per gestire in autonomia l’intera fase.
Il direttore dell’Asst Lariana Fabio Banfi, ospite ieri mattina della trasmissione in diretta Etg Antivirus su Espansione Tv – dove ha parlato della “fase 2” che si è aperta per le prime linee della guerra al Covid 19 ossia, appunto, gli ospedali – ha annunciato che il laboratorio analisi del presidio di San Fermo della Battaglia dovrebbe poter contare a giorni, si spera già entro questa stessa settimana, su un nuovo macchinario che permetterà di processare i tamponi e gestire quindi in modo rapido, in autonomia, i test sui pazienti che fanno riferimento ai presìdi dell’azienda.
Il direttore dell’Asst Lariana è tornato a ribadire anche la disponibilità dell’area dell’ex Sant’Anna di via Napoleona per eventuali necessità legate al ricovero di pazienti Covid, ma ha chiesto maggiore collaborazione degli altri enti coinvolti. «Il discorso non è affatto chiuso», ha detto Banfi.
Infatti già oggi intanto saranno attivati 20 posti letto in via Napoleona per i malati che hanno superato la fase acuta, un reparto analogo a quello di Mariano Comense.
«Avevamo dato la disponibilità di tre edifici per 70 posti letto, ci è stato chiesto da più ambiti politici e istituzionali», ha spiegato Banfi confermandone la disponibilità. A una condizione. «Non solo l’Asst deve farsene carico, una pluralità di soggetti deve concorrere alla gestione, abbiamo avuto molte disponibilità ma non ci si può chiedere di svolgere una funzione istituzionale», ha detto Fabio Banfi.
«Prendiamo atto con favore della disponibilità di questi 20 posti – ha detto ieri il consigliere regionale del Pd Angelo Orsenigo, tra i principali fautori della creazione di un hub Covid all’ex Sant’anna di via Napoleona – Speriamo di non averne bisogno naturalmente. Se ne occorreranno altri servirà un gioco di squadra con amministrazione provinciale e i comuni».
«Confermo che è in atto una attenuazione del fenomeno per i ricoveri presso l’ospedale Sant’Anna – ha poi detto Banfi ieri a Espansione Tv – al 18 di maggio registriamo un totale di 140 ricoverati, tre in terapia intensiva a San Fermo, uno nel reparto di Cantù e 116 pazienti nei due settori multidisciplinari destinati ad accogliere pazienti Covid. Altri 20 pazienti hanno iniziato un percorso di dimissioni al presidio di Mariano. Del migliaio di pazienti che abbiamo trattato da febbraio ad oggi la situazione è in fase di attenuazione. È stato uno tsunami che abbiamo gestito al meglio delle nostre possibilità, abbiamo affrontato la situazione in modo io ritengo performante ma mi corre l’obbligo di sottolineare come il baricentro della “fase 2” è squisitamente territoriale. Se riusciamo a costruire una infrastruttura di controllo sul territorio abbiamo registrato un passo in avanti. E qui sono indispensabili le tre “t”, ossia “testare”, “tracciare” e “trattare”».
«Verosimile che la curva epidemica non sparisca – ha detto Banfi – Per poter garantire una immediata risposta di fronte a una possibile anche se non certo auspicabile impennata nel futuro stiamo monitorando gli ingressi nel corso di una settimana per questa patologia, e valutiamo la pressione critica sul fronte soccorso. Abbiamo riorganizzato il pronto soccorso con una sezione di medicina d’urgenza con 12 posti letto per pazienti Covid perché ci rendiamo conto che la situazione è ancora instabile. Eravamo in una zona definita di “riscaldamento” in cui la prevalenza dei casi era bassa ma caratterizzata da una rapida diffusività del virus. Il problema per Como è rimanere cauti e attenti per poter cogliere qualsiasi ripresa della curva epidemica. Questo fenomeno di instabilità non si è concluso, valuteremo verso il 15 giugno gli effetti della “fase 2”. Dobbiamo conquistare un punto di equilibrio con la presenza del virus sul nostro territorio».
La riapertura è insomma cauta sul fronte sanitario. «La seconda fase si gioca sul controllo rigoroso della curva epidemica sia sul controllo degli effetti collaterali sul territorio, il baricentro è il territorio, non più l’ospedale, e speriamo che non avvenga ma lo sarà solo nei casi di emergenza. Dobbiamo agire su logiche e dinamiche che contemplano equilibri sottili, dobbiamo garantire la sicurezza e il conforto del paziente e l’erogazione di una prestazione la più appropriata possibile», ha commentato in conclusione Fabio Banfi su Espansione Tv.

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