Tangenziale, secondo lotto addio. Orsenigo: «Ci hanno preso in giro»

La tangenziale di Como

Variano tra lo sconcerto, la speranza e la protesta più dura le reazioni alla caduta del vincolo sui terreni dei Comuni interessati al passaggio del secondo lotto della Tangenziale di Como.
Una notizia pubblicata ieri su queste colonne e confermata dai tecnici Pedemontana Lombarda, che sembra mettere la pietra tombale sul secondo lotto. Un’opera tanto attesa quanto promessa negli ultimi anni, in particolare da Regione Lombardia.
Il consigliere regionale del Pd, Angelo Orsenigo, all’opposizione in Lombardia, parte all’attacco e parla senza messi termini di una grande presa in giro per i comaschi, annunciando anche un’interrogazione urgente al presidente Fontana e all’assessore alle Infrastrutture Terzi. «Non passa giorno che non ci tocchi ribadirlo: il centrodestra prende in giro i cittadini lombardi e comaschi – tuona Orsenigo – Anche stavolta perché la bugia è stata svelata: niente secondo lotto della tangenziale di Como». 
«È evidente che la caduta del vincolo mette la parola fine a qualsiasi opera. Se i proprietari di quelle aree possono farci quello che vogliono, significa che niente di pubblico verrà più costruito – insiste Orsenigo – E la scelta è stata fatta deliberatamente da Autostrada Pedemontana Lombarda. Dov’è la Regione in tutto questo? Ma soprattutto, dove sono Lega e Forza Italia che sbandierano il secondo lotto della tangenziale come già fatto? Siamo stufi di sentirci raccontare frottole», conclude il consigliere regionale del Pd.
In Comune, a Como, la caduta del vincolo ha creato grande scompiglio. Si apre ora anche il tema della nuova destinazione dei terreni dopo la caduta del vincolo.
C’è chi confida però che la decisione – che ricordiamo, è stata presa dal Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) ovvero da Roma – si possa ancora rivedere, praticando le giuste pressioni, con il “gioco di squadra” da parte del territorio. Questa la tesi di Marco Butti, assessore all’Urbanistica di Palazzo Cernezzi: «questa notizia deve indurre tutto il territorio ad un’azione corale per ribadire l’importanza del secondo lotto della Tangenziale – sottolinea Butti – Auspico che in tutte le sedi, possano essere intraprese iniziative che, sulla falsariga di quanto fatto per la variante in Tremezzina, aiutino a riportare il futuro del secondo lotto della tangenziale al centro del dibattito. Per il capoluogo, ma non solo, si tratta di un’opera non rinviabile e necessaria».
Sì alla Tremezzina da parte del Cipe e no al secondo lotto della Tangenziale di Como. Che le due vicende siano collegate? Giriamo la domanda al presidente della Provincia di Como, Fiorenzo Bongiasca. «Che anche a Roma la coperta sia corta per le grandi opere è indubbio – spiega Bongiasca – Speriamo che l’Europa tolga i vincoli così stretti che legano le infrastrutture al bilancio del Paese. Altrimenti il governo nazionale e la Regione avranno sempre meno risorse».
Bongiasca accoglie ad ogni modo subito l’appello di Butti. «La Provincia è disposta a fare da collante e da regia se ci sarà da lottare per un’esigenza importante del territorio, ai tavoli regionali e nazionali» dice ancora il presidente provinciale.
Come già evidenziato ieri, la mancata realizzazione dell’opera crea problemi anche per i Comuni che dovevano ospitare il secondo lotto.
«Trovo disgustoso che la politica non si sia impegnata seriamente sulla Tangenziale di Como – dice Fabio Bulgheroni, sindaco di Casnate con Bernate – Nel 2011 insieme con altri sindaci e l’ex assessore alla Viabilità, Pietro Cinquesanti, in un vertice a Cassano Magnago, poi passato alla storia, ci battemmo anche contro l’allora assessore regionale Raffaele Cattaneo per ottenere i due lotti della Tangenziale».
«Mi spiace che sono a fine mandato e non avrò il tempo per combattere al fine di ottenere avere un’opera fondamentale per sgravare il traffico della città di Como – aggiunge Bulgheroni – Forse ci dovremmo anche chiedere dove sia stato il capoluogo in questa faccenda. I piccoli comuni possono fare ben poco».
Per Casnate la caduta del vincolo cosa implica?
«Avevamo pensato lo sviluppo della zona industriale e una serie di altre cose. Ricordiamo che l’uscita della Tangenziale oggi è metà in territorio di Casnate e metà in quello di Como», conclude.

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