Tanti gioielli tutti ancora da valorizzare: la “Como nascosta” aspetta in silenzio

San Lazzaro

Como ha tanti tesori palesi. Da promuovere. C’è in effetti l’imbarazzo della scelta. Ma ci sono forse altrettanti tesori segreti da scoprire e mettere a sistema, con un lavoro di integrazione. Impresa non facile, ma l’esperienza Covid insegna che occorre sfoderare ogni risorsa ed esperire tutte le strade.
La gradazione degli interventi per far emergere il sommerso varia da quelli meno onerosi a quelli da libro dei sogni. A quest’ultima categoria appartiene ad esempio una sistematizzazione della visita alla Como sotterranea, riscoprendo i rifugi antiaerei che in molti casi hanno mutato la loro destinazione d’uso. Meno complicato visto che già si è tentato un progetto su incarico comunale è rendere organica la visita alle mura di epoca romana. E qui iniziano i dolori dato che una fetta di quel sistema, la Porta Pretoria ossia l’accesso alla città romana sotto l’ex scuola Parini, dopo tanto e oneroso restauro soffre di infiltrazioni. Per non parlare del masso staccatosi di recente dalla Torre San Vitale, e per fortuna non ci è scappato il morto: altra occasione perduta la cinta muraria da valorizzare con un percorso che la unisca al Museo archeologico Paolo Giovio. E invece è preda di degrado ed erbacce.

E a proposito di archeologia, meno costoso, anzi già progettato ma mai realizzato è l’infopoint più volte annunciato che prevedeva l’esposizione dei reperti del sito di piazza Cacciatori delle Alpi. Il progetto aveva il sostegno di Università dell’Insubria di Como e Fondazione Comasca. Stiamo parlando di una struttura già preventivata nel 2017 per valorizzare quanto emerso durante gli scavi di fronte all’ex cinema Politeama di Como. Avrebbe permesso di chiamare l’area “Piazza della Cultura” immaginando che prima o poi sarà recuperato alla città l’ex cineteatro Politeama. Altro sogno oneroso, quasi utopistico anche se è alle porte una nuova riunione della cabina di regia pubblico-privata (il Politeama è all’82% dei comaschi ossia del Comune) che dovrebbe porre i presupposti organizzativi e soprattutto economici per evitargli un destino simile all’ex Ticosa. I reperti di piazza Cacciatori non sono quattro sassi anonimi perché raccontano il vecchio porto di Como. Sono stati conservati in museo e opportunamente restaurati.

Vogliamo parlare di altre fette segrete di Como? Il rapporto conflittuale tra Como e i suoi gioielli ha forse il suo emblema nello stato del complesso di San Lazzaro (nella foto) in via Teresa Rimoldi, dove sorge ciò che rimane dell’antica chiesa annessa all’ospizio di San Lazzaro dei lebbrosi, fondato al tramonto del XII secolo per dare accoglienza e assistenza ai malati di lebbra abitanti nella convalle; la chiesa risale anch’essa a fine XII-inizio XIII secolo ma fu ristrutturata 300 anni più tardi, ricostruendo la volta e sollevando il pavimento, e si caratterizza per avere le navate poste su due livelli diversi; sconsacrata fin dal 1779 e trasformata in abitazione e magazzini. Una struttura essa pure vincolata dal ministero per i Beni culturali nel 2001, ossia vent’anni fa, e dotata di fascia di sicurezza edilizia ma ormai cadente.

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