Tari sempre più cara per negozi e ristoranti. Lo studio di Confcommercio Como

Centro storico Como dall'alto

Tari sempre più cara per i commercianti secondo i dati diffusi ieri da Confcommercio Como.
Su base nazionale, la tassa rifiuti pagata dalle imprese del terziario è arrivata complessivamente a 9,5 miliardi di euro, con un incremento, dal 2010, del 76% (+4,1 miliardi di euro).
I lombardi, in generale, sono i più tartassati dal fisco. Secondo uno studio della Cgia di Mestre, ogni residente nel 2017 ha versato 12.297 euro all’erario fra tasse, imposte e tributi.
Per quanto riguarda la Tari, in provincia di Como, la somma versata pro-capite nel 2018 è più bassa della media lombarda, che sfiora i 200 euro (198,57). Il record della tassa rifiuti spetta a Milano con 220,7 euro, seguita da Mantova con 210,6, quindi Varese a 182,2, Pavia 180,4, Lecco 165,8 e Como con 158,8 euro. Il valore più basso è quello di Cremona con 142,1 euro. Rispetto al 2017, vi è stata nel capoluogo lariano una variazione di +1,1%, mentre a Lecco si è avuta una crescita a due cifre (10,5%). A livello nazionale, la Tari più elevata è nel Lazio (261,58 euro), la più bassa in Molise (130,60 euro). Tornando alla provincia di Como, le categorie più penalizzate sono i negozi di ortofrutta, fiorai e pescherie (con 31,22 euro al metro quadrato). I maggiori aumenti, invece, per discoteche e ristoranti.
Attraverso il portale di Confcommercio www.osservatoriotasselocali.it è possibile analizzare la voce relativa al livello quantitativo del servizio sui diversi territori.
«È necessario intervenire affinché venga limitata alle singole amministrazioni la possibilità di deliberare liberamente piani di rientro dei Comuni» afferma il presidente di Confcommercio Como, Giovanni Ciceri. Dell’argomenti si discuterà lunedì 7 ottobre dalle 10.30 nella Sala Bianca del Teatro Sociale di Como, in un convegno gratuito che affronterà proprio il tema delle tasse locali, quali Imu, Tasi, Tari e imposta di soggiorno.

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