Tassa di soggiorno non versata: in due finiscono davanti al giudice

Como, centro storico dall'alto

È una vicenda tutta da definire quella che ha finito con il coinvolgere due rappresentanti legali delle società titolari di un albergo in centro a Como, l’Hotel Avenue, accusati di peculato in danno del Comune di Como, per non aver versato nelle casse di Palazzo Cernezzi gli importi ricevuti a titolo di tassa di soggiorno versati dai turisti. Si tratta proprio di quella tipologia di contestazione che una recentissima legge (pubblicata nel luglio del 2020) ha ritenuto «non configurabile per il delitto di peculato», nella condotta «del gestore della struttura ricettiva che ometta di versare al Comune le somme riscosse a titolo di imposta di soggiorno».
In aula, insomma, ci sarà battaglia. La prima udienza preliminare, che si è già svolta, è stata poi rinviata ad aprile 2021 dal giudice Massimo Mercaldo. Nei guai sono finiti una donna di origine uzbeka, 40 anni (assistita dall’avvocato Paolo Camporini), e un comasco di 63 anni (rappresentato dal legale Vincenzo Montano). Alla prima viene contestata – dall’anno 2016 al 9 luglio 2019 – l’appropriazione di 36mila 152 euro relativi agli anni 2016, 2017 e 2018. Soldi che avrebbero dovuto finire nelle tasche del Comune di Como e che al contrario non furono mai versati. L’uomo invece, per un periodo compreso tra il dicembre 2018 e il settembre 2019, non avrebbe versato la somma di 13.845 euro. L’indagine era nata da una visita della guardia di finanza proprio negli uffici del Comune di Como, nell’ambito di una indagine che aveva riguardato alcuni bandi pubblici.
La Procura aveva poi aperto un fascicolo parallelo, curato dal pm Pasquale Addesso, che si è chiuso con una richiesta di rinvio a giudizio.

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