Tassa sui posteggi: scontro in Parlamento, il Ticino si spacca

Una via del centro di Chiasso (foto Mattia Vacca) Una via del centro di Chiasso (foto Mattia Vacca)

Mancano ormai soltanto 4 mesi alle elezioni in Canton Ticino. Ma il clima politico dall’altra parte della dogana è già surriscaldato oltremisura.

Al centro del dibattito restano l’Italia, i frontalieri e i riflessi di una crisi economica che potrebbe presto diventare realtà anche oltreconfine.
Ieri pomeriggio, nel Parlamento di Bellinzona, lo scontro fra il consigliere di Stato leghista Claudio Zali e la maggioranza dei deputati ha superato il livello di guardia. Il Gran Consiglio ha infatti respinto la cosiddetta “tassa di collegamento”, il balzello che Zali voleva imporre a imprese e centri commerciali nel tentativo di recuperare una dozzina di milioni di franchi. Prendendo a pretesto la questione ecologica, il ministro leghista intendeva chiaramente colpire i frontalieri e tutti coloro i quali si muovono sulle strade ticinesi per ragioni professionali.
Peraltro, Zali non ha fatto mistero delle sue intenzioni e ha ripetuto in aula quanto più volte detto in precedenza. «Come sapete – ha spiegato rivolgendosi ai parlamentari del Cantone – il dipartimento del Territorio ha svolto un sondaggio presso le dogane con i lavoratori transfrontalieri. Ebbene, tra chi lavora a Mendrisio, il 90% degli intervistati dispone di un posteggio presso l’azienda. A Stabio è ancora peggio: il 97% dispone di un parcheggio presso l’azienda, e di questi lavoratori ben il 98% approfitta di un posto gratuito. Se vogliamo meno traffico pendolare servono meno parcheggi. E questi ultimi devono essere a pagamento».
La tassa di collegamento è stata fortemente osteggiata sin dalla sua presentazione, sia dalle imprese sia dalle associazioni di categoria, e in particolare dai rappresentanti della grande distribuzione, che da soli avrebbero dovuto contribuire in gran parte al versamento dei 12 milioni previsti.
Ieri pomeriggio, a Bellinzona, alcuni dirigenti delle associazioni che raggruppano le maggiori aziende commerciali ticinesi hanno assistito ai lavori del Gran Consiglio. Il ministro leghista non si è fatto sfuggire l’occasione per una velenosa battuta ai parlamentari Liberali Radicali e Popolari Democratici.
«Sono venuti a controllare che i loro soldatini facciano il proprio dovere», ha detto Zali. Una frase che ha scatenato il caos in un’assemblea solitamente tranquilla e poco avvezza agli “scontri”. Il presidente del Gran Consiglio, il socialista luganese Gianrico Corti, ha duramente rimproverato il consigliere di Stato invitandolo a «moderare i termini e non parlare di soldati o soldatini».
Per comprendere quanto accaduto basta leggere il comunicato stampa diffuso dal presidente dei Verdi, Sergio Savoia, dopo il voto del Gran Consiglio.
Savoia ha parlato di «alleanza contro i ticinesi» e ha accusato i contrari alla tassa di collegamento di aver «contribuito a riempire il Cantone di capannoni di logistica e quindi di frontalieri». Parole chiare che fanno comprendere che cosa sta accadendo a pochi chilometri da Como.

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