Tasse e balzelli per chi ha un’attività in proprio Lettera aperta al sindaco e allo Stato esoso

Interventi e repliche

Caro Sindaco – “caro” è nel senso: quanto mi costa – volevo ringraziarla per l’ultimo regalo del 2013, la gabella Tares, recapitata il 31 dicembre 2013 con scadenza 31 dicembre 2013 e con una trovata ben riuscita: quella di mandare la cartella all’ultimo minuto, così che molte persone si sono precipitate in banca prima che chiudesse, fra l’altro c’era la chiusura anticipata, senza leggere cosa e quanto pagavano; ma, si sa, soprattutto gli anziani sono fiscali sulle scadenze («meglio pagare subito se no mi arriva la multa») e, si sa, precisi quasi quanto il Comune con i suoi creditori.
Precisi come il foglio allegato – informazione sull’applicazione Tares – in cui si legge che la prima rata viene determinata applicando la tariffa Tarsu 2012 in misura del 60%, mentre per la seconda rata si applicano le tariffe 2013 con la delibera n°40 del 3-7-13 e la delibera n°64 del 21-11-13. Perché due? Se le tariffe della n°40 non vengono utilizzate per il calcolo, a cosa servono? Solo a creare confusione, perdita di tempo in lunghissime file allo sportello.
Chi ha fatto il calcolo con le tariffe della delibera n°40, le uniche sul sito del Comune, fino al 7-01-14 erano tutti in difetto. Mi ricollego il giorno dopo per stampare la tabella a prova dei miei calcoli e con amara sorpresa al suo posto c’è quella della delibera n°64 con un aumento del 117%, più del doppio, portando a 29,94 metri quadrati con un incremento di 802 euro in più alla Tarsu 2012. Un raddoppio, quando la spazzatura si dimezza con questa crisi.
Non riceviamo molto in cambio, non si può solo prendere bisogna anche dare. Per esempio un parcheggio, un posto auto per i clienti della propria attività. Su questo si pagherebbe volentieri.
La mia categoria – negozio di piante e fiori – è già penalizzata dalla concorrenza della grande distribuzione, dalle onlus e associazioni di beneficenza varie che, nonostante gli inviti a cambiare prodotto, continuano da 20 anni a vendere piante nelle piazze, dalle vendite abusive ai semafori o nei locali.
Come vedete tutto questo porta a un forte calo di vendite, dimezzando anche la spazzatura, fra l’altro completamente convertibile in compost, che da anni altri Comuni fanno con un notevole risparmio per la manutenzione delle aiuole pubbliche.
La professione del fiorista non è facile, ti impegna sette giorni su sette senza copertura in caso di malattia, infortunio, ferie. Solo la passione ti fa tenere duro: vent’anni fa eravamo in 5 fioristi a Camerlata ora sono l’unico rimasto.
La nostra professione non va inserita nella tabella dei commercianti, perché noi non rivendiamo semplicemente un prodotto così com’è, ma lo trasformiamo personalizzandolo a seconda della ricorrenza o evento, creando bouquet, mazzi, composizioni di piante e allestimenti floreali. Delle vere e proprie opere d’arte, e l’arte va collocata nella categoria degli artigiani.
Le entrate della Tares, oltre che alla raccolta e smaltimento dei rifiuti, dovrebbero servire ai costi dell’illuminazione e manutenzione delle strade comunali, cioè di tutti. Il contributo dovrebbe essere comune a tutte le 30 categorie: facendo una media si ottiene un 6,22 metri quadrati, una aliquota sopportabile per tutti.
Un’altra soluzione è di ridurre i politici che con un loro stipendio medio annuo si compenserebbe la Tares di 100 negozi; dieci in meno, mille negozi salvi. Penso che questa soluzione sia la più condivisa dai cittadini comaschi e non solo.
Ultima considerazione: se il carico fiscale sulle aziende è del 65,8% e le imposte sul lavoro sono del 42,3%, ciò ci obbliga a lavorare sei mesi per pagare le tasse, aggiungendo un mese per Imu e mini-Imu e un mese per la Tares ne rimangono quattro di guadagno. Non saranno troppi? I negozi non sono più le vacche grasse da mungere; possibile che lo Stato, la Regione e soprattutto il Comune non lo capiscono e continuano a deliberare nuove tasse? Forse sarebbe ora di cambiare pascoli, ascoltando gli inviti a trasferirsi in Svizzera. Dopo questo sfogo, ritorno al lavoro con il mio socio maggioritario, l’Erario, con la speranza che questa mail non sia stata una perdita di tempo.

luigi.marelli60@gmail.com

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