Tavecchio si dimette dalla Figc. Il calcio italiano non parla più comasco

Il calcio italiano non parla più comasco. Il 2017 ha insomma tutte le caratteristiche per essere ricordato come un annus horribilis per il pallone in riva al Lario.
Il fallimento del Como, costretto a ripartire dai Dilettanti, e ora, la caduta del presidente federale, Carlo Tavecchio, che aveva dovuto firmare, la scorsa estate, proprio l’estromissione della società di via Sinigaglia dal campionato di serie C.
La pressione dell’opinione pubblica e politica dopo la mancata qualificazione ai Mondiali di Russia si era fatta del resto troppo importante. Via Ventura e ora via anche il presidente comasco, una vita nel calcio, partito dalla sua Ponte Lambro, capace di diventare presidente del Comitato regionale della Figc, poi numero uno nazionale dei Dilettanti e infine di battere l’ex difensore di Milan e Barcellona Demetrio Albertini per la guida della Federcalcio italiana. Era l’agosto di tre anni fa.
Ieri ha lasciato la sua poltrona romana di via Allegri. I suo tentativi di resistere si sono esauriti nell’ultimo Consiglio federale. «Ambizioni e sciacallaggi politici hanno impedito di confrontarci sulle ragioni di questo risultato» ha detto Tavecchio parlando dell’eliminazione dell’Italia dal Mondiale.
«Ho preso atto del cambiamento di atteggiamento di alcuni partecipanti alla riunione di mercoledì scorso – ha aggiunto, riferendosi al vertice con le componenti a 48 ore dal naufragio della Nazionale – Nonostante il documento che mi hanno richiesto e condiviso, non sono disposti nemmeno a discuterlo».
Dopo queste considerazioni, Tavecchio ha chiesto «le dimissioni di tutto il consiglio, me per primo». L’onta di non arrivare alla fase conclusiva di un Mondiale dopo 60 anni era diventata insomma troppo pesante.
«Il commissariamento della Figc sarebbe molto grave – ha detto ancora il presidente dopo le dimissioni – In Italia ci sono leggi e regolamenti».
«Le mie colpe? Non essere intervenuto nell’intervallo della partita di Milano per cambiare l’allenatore». È la risposta provocatoria a gli chiedeva quali colpe si sentisse di prendersi.
«L’Italia meritava il Mondiale – ha aggiunto Tavecchio – ce l’ho messa tutta ma non so tirare i rigori». Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha intanto annunciato il commissariamento della Figc. «Il nome del commissario? È presto per dirlo – ha aggiunto Malagò – non dipende da me, io ho un’agenda molto complicata». Finisce così il breve regno di Tavecchio, costellato da una grande innovazione nel calcio di serie A, come la Var, la moviola in campo, ma anche da una serie con pochi precedenti di gaffe. Tavecchio verrà così inevitabilmente ricordato anche per le sue parole sugli stranieri “mangia-banane”, la donna nel calcio “soggetto handicappato” e appellativi come “ebreaccio”.
P.An.

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