Teatro al tempo del virus e dei social: Laura Negretti anticipa i temi del suo nuovo spettacolo

Laura Negretti in uno spettacolo

Nuova sfida all’orizzonte per la compagnia “Teatro in mostra” di Laura Negretti, attuale già prima dell’emergenza virus e ancor più oggi. Anzi, forse la sfida più ardita. Era attesa al debutto il 18 aprile e ora è bloccata dalla pandemia come tutto il mondo del teatro. La pièce si chiama Like, testo di Magdalena Barile per la regia di Filippo Renda. Una sfida ora al quadrato, perché il tema già attuale prima del virus lo è ancora di più: la presenza sempre più pervasiva dei social network nella vita quotidiana. Con tutto ciò che ne consegue non solo nei rapporti umani ma anche in campo cognitivo, etico, politico ed economico. Chi dà ritmo all’algoritmo? E chi ne trae profitti? Protagonista una donna, in un contesto «apparentemente gioioso», dove non c’è né alto né basso, si è mediamente felici, mediamente connessi, e tutto si basa però su un’unità di misura dirimente, ossia la quantità di “Like”, cioè di “Mi piace” che ciascuno riceve.
Ma la vita in piazza non sarà solo liquida e virtuale, dato che tutti potranno giudicare ed essere giudicati in quella reale. E il tutto sarà governato da una sorta di “grande fratello” social di ascendenza orwelliana che deciderà, in base al punteggio raggiunto sul web, che amici e scuole potrai frequentare, che lavoro e reddito e amori ti meriterai, che vacanze potrai permetterti. E così via. Un inferno.
«Un futuro distopico», precisa Laura che in questi giorni prova in casa e sul balcone. Ma un futuro non lontano dal nostro presente. Protagonista sarà una single, Laika (il nome evoca la cagnetta dei test astronomici russi e anche la “laicità” che i social promettono di garantire).
Un progetto nato due anni fa e di pressante attualità ora che il mondo dello spettacolo è chiuso per virus da settimane e lo sarà ancora per molto presumibilmente, e intanto milioni di italiani chiusi in casa mantengono relazioni sociali grazie a Internet,
«Nessuno nomina i teatranti quando si parla di crisi economica. Ma la situazione è grave – dice Laura che è andata in scena l’ultima volta il 20 febbraio scorso con “Di sabbia e di vento” – Specie per una compagnia come la nostra che totalizza un’ottantina di repliche l’anno. A livello di testo Like non cambierà quando andrà finalmente in scena. Ne sono felice e inquieta al contempo: è un lavoro che era e rimane profetico. Parlavamo di un futuro dove le relazioni reali e fisiche erano azzerate? Quel futuro è ora la realtà e l’uso dei social ha assunto un valore salvifico nel senso piu ampio: senza sarebbe molto piu pesante la quarantena. Ma mi pongo qualche interrogativo. Chi vive meno gravemente l’isolamento sono i principali referenti del nostro testo teatrale, ossia i ragazzi che patiscono meno la rarefazione del rapporto sociale perché l’uso dei social è la norma. Siamo tanti “hikikomori” al tempo del virus, e tanti giovani lo erano anche prima della pandemia. Ora la dimensione social ci aiuta nell’isolamento, e va bene. Ma domani? Credo che il pubblico accorrerà ad assistere allo spettacolo perché parla di qualcosa che hanno vissuto tutti, li ha fatti star meglio ma pone anche molte domande sul presente e sul futuro della nostra società così come è concepita».
Di recente proprio su Facebook, dove Laura Negretti continua a pubblicare materiali d’archivio della compagnia e aggiornamenti sul lavoro in progress della pièce, l’attrice ha pubblicato il suo punto di vista su chi fa teatro in rete ai tempi del virus. «Sono contraria soprattutto a chi mette in rete registrazioni complete di spettacoli messi in scena a teatro – dice – Lo trovo contro natura rispetto allo spirito profondo del teatro in cui l’attore fa l’amore con il suo pubblico, per così dire. Sono invece favorevole alla performance nata per il web o per i social che documenta lo stare al mondo dell’attore o della compagnia in una fase complicata come quella che viviamo. Ossia quei lavori che danno sollievo a chi li vede e a chi li fa. Invece replicare video integrali è un boomerang. Certo, mi guardo anche io i documenti storici dei grandi attori disponibili sul web, ma a scopo didattico e culturale. Secondo me non può passare il messaggio che il teatro può fare a meno della scena e che soprattutto sia gratis. Da sempre noi come categoria siamo “quelli che si divertono ad andare in scena” e quindi “non hanno bisogno di soldi”. Il metodo digitale se usato male rischia di essere una pesantissima zavorra che tirerà attori e teatri ancora piu a fondo».
Come ha scritto Laura Negretti su Facebook nel suo intervento contro gli streaming integrali, «ricordiamo tramite i social che il sipario è abbassato ma che il teatro continua a vivere negli occhi e nel cuore di chi era seduto in platea, di chi stava dietro le quinte e di chi era in scena. E sono sicura, sicurissima, che la scorta che abbiamo fatto allora per i nostri occhi e per i nostri cuori riuscirà a tenerci in vita fino al termine di questa terribile “carestia” e ci aiuterà ad arrivare fino al punto in cui finalmente udremo di nuovo dire: “Sipario!”».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.