Quando il teatro era di casa: filodrammatiche lariane  tra le due guerre mondiali
Cultura e spettacoli

Quando il teatro era di casa: filodrammatiche lariane tra le due guerre mondiali

La copertina del libro

Fare teatro è una passione. Ne erano convinti i fratelli Rossi nel periodo tra le due guerre mondiali, quando, pur non essendo teatranti ma pittori, diedero vita a Como ad un modello famigliare di rappresentazione scenica.
Oggi le loro fatiche sono state raccolte in un recente libro di Anna ed Enrica Rossi, edito dalla Famiglia Comasca. E pubblicato tra le strenne offerte ai soci ogni anno in occasione delle festività natalizie (un altro interessante volume di grande formato è “Lo spazio instabile” che racconta a cura di Alberto Longatti, giornalista culturale e presidente della Famiglia Comasca, che racconta il “salotto buono” di Como ovvero piazza Cavour per i tipi di Enzo Pifferi).
“Il teatro in casa. Filodrammatiche comasche fra le due guerre. La scena a tutto campo dei fratelli Rossi” (124 pagine) ripercorre la storia della compagnia lariana e del panorama culturale locale, partendo dal lontano 1913, da un seminterrato di via Dante, il salotto di Clemente Rossi, pittore canturino da poco trasferitosi in città.
Sulla scia di quanto accedeva già in Europa, dove le porte dei salotti della buona società si aprivano ad amici e artisti, che portavano i loro progetti, Clemente Rossi decise di offrire la sua modesta dimora, per creare scenografie teatrali o realizzare decorazioni in stile liberty.
I suoi figli rispondono entusiasti alle proposte, ma presto tutto cambierà a causa dello scoppio della guerra e della prematura morte del genitore, che lascerà al primogenito Eugenio il ruolo di capofamiglia. Terminato il conflitto tutto riparte. I Rossi si trasferiscono in un alloggio più confortevole nella zona alta del quartiere di Sant’Agostino, la cui spettacolare vista sul lago stimola la creatività.
Amici e committenti tornano a popolare la casa dei Rossi, complice anche il regime fascista, che incentivava lo spettacolo, non solo come forma di intrattenimento, ma anche come strumento di trasmissione di valori civili e culturali.
L’esordio teatrale pubblico dei Rossi è del 1938 al Teatro Postelegrafico di piazza Roma, dove va in scena la commedia in tre atti Nostra moglie, che vede tra gli attori Virgilio e Lisetta Rossi. Ben presto il loro successo cresce e fonderanno la compagnia “Artigiani del Lario”, che avrà Eugenio come direttore artistico e Giovanni come scenografo.
Da quel momento i quattro fratelli saranno sempre più uniti e ottengono importanti successi.
Anche gli ultimi anni della guerra, seppure durissimi, non fanno rinunciare al teatro e la filodrammatica dei Rossi, caduto il regime nel 1943, cambia il nome in “Compagnia Italia” e resiste alla concorrenza del cinematografo, arrivando a recitare, in occasione della “Befana del Soldato”, il 4 gennaio 1945 al Teatro Sociale. La fine della guerra porterà anche alla cessazione delle attività teatrali. Così i Rossi, non più paghi dei successi locali, si dedicheranno alla pittura, esponendo addirittura a Milano.
Cristina Fontana

30 aprile 2017

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