Teatro, il dialetto è servito

La stagione di Caprani
Il debordare del lago, anzi “dei” laghi (potrebbe essere uno scorcio del Lario come del Ceresio, quello rappresentato a fianco); e poi l’orografia che delimita ma non costringe, anzi suggerisce, in modo simbolico, come destino ineludibile, l’attraversamento pacifico di un confine, l’ideale abbraccio tra più comunità che appartengono allo stesso contesto culturale e sono unite più di quanto dimostrino la loro quotidianità e il loro agire sociale.
Ma c’è dell’altro, ad aumentare il
magnetismo misterioso dell’insieme e a sollecitare domande: i bagliori lontani sui profili dei monti, e in alto, una nuvola vagamente antropomorfa – figura angelica o demoniaca? – quasi in procinto di tuffarsi. E che dire di quel guizzo di rosso sulla destra? È l’ultimo accenno di tramonto, o una nuova alba che chiede udienza?
Cielo autunnale di Bruno Bordoli è un olio su carta grezza realizzato nel 2011, misura 20,6 per 18,3 centimetri ed è inedito, come le altre opere tra il 2009 e il 2011 dell’artista di Porlezza che trovate sul nostro sito Internet www.corrieredicomo.it nella photogallery dedicata al maestro. Una carrellata d’immagini che ben sintetizza il suo percorso: lontano da qualsiasi forma di accademismo, e volto a far fruttare in terra lacustre i semi fecondi dell’espressionismo e del simbolismo, coltivando altresì un vasto interesse per l’irrazionale.
«L’immagine lacustre è simbolo degli elementi costitutivi del paesaggio della “regione dei laghi” tra Lario e Ceresio – così Bordoli intende spiegare il dipinto – Lo specchio d’acqua misterioso e melanconico, le quinte dei monti che delimitano, includono e sprofondano nell’imponderabile mondo liquido e il cielo autunnale con ombre e bagliori che sottolineano, a mio avviso, quell’atmosfera particolare e unica tipica dei laghi glaciali e “nordici” della nostra terra lombarda. Che induce a visioni oniriche dense di rimandi alla condizione umana nel suo perenne e immutabile consumarsi».

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