Telecamere in classe e paranoia ovunque

opinioni e commenti di adria bartolich

di Adria Bartolich

Dopo fatti certamente esecrabili, ciclicamente torna la proposta di mettere le telecamere nelle classi per controllare che il lavoro degli insegnanti si svolga correttamente.

Il principio su cui si basa questa proposta è piuttosto semplice: monitoriamo  le persone quando stanno lavorando in contesti delicati ed eviteremo così che si possano verificare abusi.  Iniziamo dal semplice fatto tecnico su come  e quando si dovrebbero esercitare i controlli.

Ovviamente ovunque, altrimenti si potrebbero nascondere zone buie, quindi dalla classe al corridoio ai bagni. Poi bisognerebbe anche allargare la vigilanza  agli uffici delle segreterie e a quello della dirigenza.

Poi c’è  da rispettare un principio di parità di trattamento.

Come sì fa ad obbligare i lavoratori della scuole e non quelli degli ospedali, ad esempio, o delle case di riposo, altri luoghi  potenzialmente a rischio?

Cioè tutti quelli che in un modo o nell’altro implicano un rapporto con le persone. 

Il provvedimento andrebbe quindi, per forza di cose, esteso.  C’è un tema che riguarda gli operatori e i professionisti ma ne esiste anche un altro che riguarda  utenti o pazienti. Mentre la violazione della privacy dei bambini o dei ragazzi può essere autorizzata dai genitori, quella degli adulti deve essere autorizzata dalle persone interessate.

Chi di voi si sottoporrebbe a una visita  urologica o ginecologica, oppure a un colloquio con lo psicologo, sotto le telecamere di sorveglianza?

Si sentirebbe libero di parlare come se fosse da solo con il medico?

E poi, siccome il rischio di fare cose illecite o illegali è presente in tutte le attività lavorative, seppur con una gradualità e un impatto diverso, perchè non sorvegliare anche gli uffici comunali, o quello del sindaco o della giunta, oppure gli studi dei professionisti, ad esempio per verificare che paghino le tasse e fatturino?

O le redazioni dei giornali, ma anche i posti di polizia oppure  i centri estetici, dei fisioterapisti.  Poi insorgerebbe un’altra complicazione, e cioè come controllare le persone addette al sistema di controllo che entrerebbero in possesso di un numero incalcolabile di dati sensibili. 

Infine  ci sarebbe il disagio di come riuscire a svolgere una professione o un’attività in una sorta di stato di polizia dove tutti sono vigilati. Nel rapporto educativo, in particolar modo, toglierebbe la spontaneità della relazione. Non inventiamoci cose folli e sistemi per  paranoici. Le uniche cose che  impediscono  gli abusi sono  la professionalità degli operatori e l’efficienza complessiva del sistema. Cioè lavorare bene.

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