Cultura e spettacoli

Tempesta a Erba

altStagione cancellata. Dimissionari i vertici dell’Accademia che per vent’anni ha guidato lo storico teatro all’aperto
Licinium in crisi
Terremoto a Erba: vacilla il destino del Licinium, il terzo teatro all’aperto d’Italia dopo l’Arena di Verona e il Teatro del Vittoriale di Salò. I vertici dell’Accademia dei Licini (in primis la presidente Luisa Rovida De Santis e il direttore artistico John Pascoe) gettano la spugna e così facendo rinunciano alla stagione 2014 del Licinium (dal 2010 è consacrato a Shakespeare), che era destinata a ospitare secondo i disegni originari la messinscena del Mercante di Venezia. Una crisi drammatica, che è la somma di vari nodi giunti al pettine tutti insieme: problemi logistici, finanziari, di programmazione nel medio e lungo periodo.

Una crisi complessa, che potrebbe riassumere un titolo del bardo inglese: La tempesta.
Come spiegare motivi e retroscena di tanto terremoto? Iniziamo dal comunicato shock che ieri ha scosso la cultura comasca: «Dimissioni del Direttivo e del Direttore artistico». «Dopo cinque anni di grande impegno e dedizione, e malgrado gli importanti risultati conseguiti in termini artistici, di pubblico e di critica a livello nazionale e internazionale, per la prima volta nella storia della Accademia il direttivo e il direttore artistico rimettono il mandato prima della scadenza poiché ritengono che “siano venute meno le condizioni minime per continuare ad operare”».
Ma quali sono i problemi venuti al pettine (nella foto, l’Otello del 2011)? Il comunicato lo spiega. «Criticità di tipo giuridico-organizzativo, economico-finanziario, tecnico-logistico, di comunicazione e coordinamento, nonché legate all’assenza di qualunque segnale che renda la definizione “Erba Città di Shakespeare” almeno credibile».
Sipario chiuso? Il Licinium, fondato nel 1926, fino al 2013 era unico teatro shakespeariano “sotto le stelle” in Italia, ed è di proprietà comunale. «Un’avventura fantastica che continua da piu di 80 anni», recitava ancora ieri il sito Internet dell’Accademia. «Siamo nati vent’anni fa, nel 1993 – dice la presidente uscente dell’accademia, Luisa Rovida De Sanctis – proprio allo scopo di far rivivere il Licinium, fermo da troppi anni, gestendone gli eventi. Ci siamo sempre dibattuti con problemi economici, ma ora ci siamo resi conto che un progetto culturale, sia pure di alto livello, ma che resta fine a se stesso, non ha senso».
Ma la legge dei numeri è impietosa. Il Licinium può ospitare 500 persone all’aperto in platea (meteo permettendo, la grande incognita di ogni estate), e la stagione costa in media oltre 100mila euro, con un “peso” sul totale di oltre il 40% a carico del service che si occupa di impianto audio e impianto luci. A ogni stagione, gli spettacoli totalizzano 6mila spettatori in media, con 35-40 persone al lavoro tra attori e tecnici, tutti volontari a parte i pochi attori professionisti coinvolti. La scelta di puntare solo su Shakespeare ha portato il Licinium alla ribalta nazionale. È l’unico in Italia a far parte della prestigiosa “Shakespeare Theatre Association” (Sta), autorevole forum internazionale che annovera 130 tra i maggiori teatri mondiali dedicati all’opera del grande bardo di Stratford-upon-Avon. E la città brianzola ha varato il progetto “Erba, Città di Shakespeare”, presentato sul sito dell’Accademia come «un articolato e innovativo piano di marketing territoriale sviluppato su cinque anni (2011-2015) finalizzato alla promozione e allo sviluppo di un turismo culturale di qualità».
Ma non è bastato. E chi è il colpevole? «Non vogliamo polemizzare con nessuno, il territorio ha dimostrato di volerci sostenere e così il Comune – continua la presidente uscente – Ma non è stato abbastanza. È il momento della separazione. Bisogna avere il coraggio di staccarsi, anche se costa lacrime e sangue: guardare la situazione da lontano e poi eventualmente tornare insieme, se cambiano le regole di fondo. A me piace dare concretezza alle parole. “Erba città di Shakespeare” per ora non ha riscontri oggettivi. Abbiamo scelto il bardo, non Cervantes: i mulini a vento li lasciamo ad altri».
Un peccato, perché il regista Pascoe pare avesse trovato investitori americani per il progetto erbese. Che però non ha reperito abbastanza fondi per proseguire. E in attesa che l’assemblea dell’Accademia si pronunci, il sindaco di Erba Marcella Tili si dice «addolorata» per la notizia. «Abbiamo creduto nel progetto di Erba “shakespeariana” e continuiamo a farlo – dice il primo cittadino – così come crediamo a una stagione che ha visto una folta partecipazione del pubblico e alla quale abbiamo contribuito con 15mila euro all’anno. Tutti noi, e tutta l’Accademia che ringraziamo, abbiamo fatto il possibile. Ma la crisi economica imperante ha impedito di trovare nella quantità necessaria le stesse risorse di un tempo».

Lorenzo Morandotti

13 Maggio 2014

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