Tempi lunghissimi per la bonifica dell'ex Ticosa

E intanto il Comune stanzia altri 800mila euro per rimuovere l’amianto
Oltre 800mila euro più del previsto per completare la bonifica dell’area su cui, un tempo, sorgeva la Ticosa. Soldi necessari a smaltire circa 4mila tonnellate di materiale contenente frammenti di amianto. Si tratta dell’ultimo capitolo dell’odissea della tintostamperia comasca che, ancora una volta, torna a far parlare di sé nonostante sia ormai parte del passato industriale della città.
Durante una conferenza stampa tenuta ieri a Palazzo Cernezzi, il sindaco, Mario Lucini, e l’assessore all’Ambiente, Bruno Magatti, hanno annunciato la presentazione di un emendamento al bilancio tuttora in discussione per stanziare 800mila euro – originariamente destinati alla riqualificazione del lungolago –  per far fronte al problema dell’amianto, individuato soltanto ultimamente attraverso
 le operazioni di carotaggio. 
«Si tratta di un ritrovamento imprevisto, un materiale mai preventivato e mai emerso dai sopralluoghi fatti in precedenza – ha spiegato l’assessore Magatti – Fino a ora il materiale in questione è stato incapsulato e messo in sicurezza per evitarne la dispersione. Ora bisogna rimuoverlo e smaltirlo altrove». La presentazione dell’emendamento, e il conseguente stanziamento dei fondi necessari alle procedure, si giustifica con l’impellenza della procedura di rimozione del materiale che, «per legge, va attuata entro 3 mesi dall’emergere del problema», ha poi aggiunto l’assessore Magatti.
«Si tratta di un problema grave, che va risolto subito, nonostante il materiale trovato sia totalmente nuovo e fuori da ogni previsione», ha continuato Mario Lucini.
E  fuori da ogni previsione sembra essere anche il termine dei lavori per la rimozione dei carichi di terreno misto amianto.
L’impellenza data dalle norme di legge, l’improvvisa natura del ritrovamento, l’entità dei lavori necessari per rimuoverlo giustificano la somma stanziata, ma non permettono di determinare la soluzione del problema.
«Con i bilanci che corrono, non si può dire con certezza quando i lavori  potrebbero finire – ha detto ancora Magatti – Vero è che il materiale, ormai, è stato incapsulato ed è sicuro, ma si tratta di rimuoverlo. Potremmo dire 2013 come termine ultimo per tornare ad avere a disposizione l’area, sempre che non accadano altri e nuovi inconvenienti».
In relazione alla questione Ticosa, il ritrovamento di amianto non preventivato è la prima emergenza per la neoeletta giunta cittadina.
L’area della tintostamperia ha sempre riservato sorprese. Nel 2008, Lucini, allora consigliere comunale del Pd, aveva presentato un’interpellanza in cui si ipotizzava, sulla base di rapporti di indagine del sottosuolo dell’area, la presenza di cisterne interrate, poi trovate effettivamente e contenenti solventi chimici che minacciavano l’integrità della falda acquifera. L’ultimo problema inaspettato, questo dell’amianto, si ripercuote anche su un altro tasto dolente per l’amministrazione insediata a Palazzo Cernezzi: le paratie del lungolago di ponente. Un progetto al cui capitolo è stata tolta una fetta di 800mila euro.

Matteo Congregalli

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