Tempi violenti figli di Narciso

opinioni e commenti di lorenzo morandotti

di Lorenzo Morandotti


La commessa della tintoria del supermercato è in vena di confidenze: «Ieri ero proprio arrabbiata, ho trattato male due colleghe, le ho prese a male parole. Non so nemmeno io perché. Poi mi sono scusata. Che tempi viviamo? – chiede – Si hanno sempre più i nervi a fior di pelle». Cara signora, un po’ di irascibilità è normale, visti i chiari di luna. Ma fosse solo quello: femminicidi in crescita, odio razziale, insulti sui social, isolamento, incapacità di relazione.


Compie mezzo secolo il film Arancia meccanica di Stanley Kubrick, e risulta quantomai profetico nel suo discorso critico e satirico sulla violenza. Che oggi serpeggia in varie forme di prevaricazione e ha radici profonde, acuite da emergenze come quella sanitaria in corso. Per capirne qualcosa di più, occorrerebbe uno psicanalista. Un lettino utile su cui sdraiarsi è un libro per addetti ai lavori e quindi didattico ma di facile lettura, è appena uscito da Astrolabio di Roma e si intitola Odio, rabbia, violenza e narcisismo. Il titolo sembra l’equivalente di un quarto d’ora trascorso su uno dei social network più alla moda.

L’opera è però di un luminare della psicanalisi come Otto F. Kernberg, classe 1928, fuggito dall’Austria sotto il giogo nazista e rifugiatosi in Cile e poi negli Usa. In cinque lezioni l’autore disseziona con la lente autoptica freudiana le principali psicopatologie contemporanee e le loro cause, figlie di emozioni primarie malgestite. La coazione a ripetere che fa sì che i bambini maltrattati in seguito diventino «genitori maltrattanti», il piacere sadico della distruzione, l’aggressività individuale e di massa, la mancanza di senso del limite che porta il narcisista, privo di un sistema empatico di valori, a credersi un superuomo, mentre è una bomba sociale a piede libero, pronta a esplodere.

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