Tempio Voltiano, un lustro senza lustro

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

Chissà perché Como è sostanzialmente indifferente a uno dei suoi monumenti più significativi: quel Tempio Voltiano che riecheggia nel mondo il genio del proprio conterraneo inventore della Pila.

Non ci riferiamo a un pur logico discorso di orgoglio nel mettere in vetrina la figura e l’opera di un ingegno straordinario che ha cambiato la vita dell’umanità. Ci accontentiamo, più prosaicamente, di rimarcare la mancanza di opportunismo in chiave culturale e turistica.

Il Tempio, di cui abbiamo scritto in questa rubrica otto mesi fa, è da cinque anni aperto solo a metà dopo un crollo interno che ha consigliato l’interdizione di una parte della struttura. È di questi giorni la notizia che entro fine anno dovrebbero finalmente iniziare i lavori di sistemazione in vista di una riapertura prevista per la prossima primavera.

Resta la questione di fondo di un luogo sostanzialmente negletto: un lustro di immobilismo è tanto per il museo più gettonato di Como. Il Tempio Voltiano è inserito in un’area da troppo tempo in cerca d’autore. Un’area incompiuta, che si distende dal lungolago di Sant’Agostino fino a Villa Olmo. Un’area di cui si è parlato, per un motivo o per l’altro, durante questa settimana. Il progetto per i giardini a lago, dopo che il Comune ha perso i 380mila euro di finanziamenti regionali, slitta di un anno almeno. Cronoprogramma non rispettato è la motivazione e, come sempre, non ne risponderà nessuno. L’area intorno allo stadio langue tra sogni, proposte (anche degli studenti della Lake Summer School) e prosaiche realtà fatte di arresti per spaccio di droga e risse tra balordi.

Per le paratie, i tempi tecnici di aggiudicazione dei lavori sono ancora lunghi: le offerte presentate da tre aziende attendono il vaglio. L’ostello cittadino, interno al parco di Villa Olmo, ha finalmente ricevuto diciannove manifestazioni d’interesse: adesso devono partire gli inviti per le offerte.

Almeno per il Tempio Voltiano, però, adesso si faccia presto. È come se Firenze tenesse chiuso il Museo Galileo di Storia della scienza, o così facesse la Fondazione Marconi di Montecchio, paese a quindici chilometri da Bologna, dedicata alla nascita e agli sviluppi delle radiocomunicazioni, o Vinci con il museo leonardiano, o Busseto con il Museo Verdi, o Possagno, in provincia di Treviso, con la gipsoteca di Canova e il tempio da lui progettato e a lui poi dedicato. Chi ha questi luoghi, li tiene cari, li valorizza, li migliora, fa in modo che non ci siano crolli e se poi succede, rimedia in fretta.

P. S. Già che si è all’opera, sarebbe il caso investire per rendere il Tempio il più possibile moderno e attrattivo. Anche aumentando il prezzo del biglietto d’ingresso, che oggi costa soltanto 4 euro.

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