Teneri e imprevedibili i “matti” di Paolo Nori

Bandiera Svizzera

C’è il razzista dichiarato che va in bestia se gli ricordano che la madre era italiana. C’è quello che abbraccia chiunque gli si pari davanti. C’è quello di Ascona che vive tutto l’anno all’aperto in riva al lago. C’è quello che costruisce un disco volante in giardino, convinto che gli alieni stiano per arrivare. C’è una cantante inimitabile (chiaramente Mina) che vive in ritiro a Lugano e tornerebbe dal vivo solo se ammattisse. E c’è anche l’assurdità storica: il diritto di voto alle donne concesso dalla Confederazione solo nel 1971, 26 anni dopo l’Italia. Irriverenti e intransigenti, teneri e malinconici insieme i personaggi e gli episodi dell’antologia di Paolo Nori Repertorio dei matti del Canton Ticino, frutto di una ventina di autori edito da Marcos y Marcos di Milano. Ed ecco che si fa strada nel quotidiano e scompiglia l’apparentemente placida Svizzera, area di confine compresa, una folla di «squinternati» irresistibili e imprevedibili.
La Confederazione rossocrociata in questa mappa della follia (che secondo Erasmo da Rotterdam è però sale della vita) si rivela capace di albergare anarchia e insolenza e non solo ordine e noiosa disciplina. L’opera, che richiama alla mente le brevi prose de L’imitatore di voci dell’austriaco Thomas Bernhard, è ultima di una serie ispirata da Repertorio dei pazzi della città di Palermo di Roberto Alajmo. È lettura da non mancare per far piazza pulita, spesso con matte risate, degli stereotipi che circondano i nostri vicini. E capirne meglio tic, vizi e virtù.

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