Como Acqua, tensione alle stelle, Fermi sotto il fuoco incrociato

Congresso di Forza Italia giovani a Montano Lucino, Mariastella Gelmini ed Alessandro Fermi.

A sinistra, Alessandro Fermi

Sul banco degli imputati c’è il sottosegretario regionale Alessandro Fermi, coordinatore provinciale di Forza Italia.
Secondo il Comitato Comasco Acqua Pubblica, che si dichiara «sconcertato per la mancata conclusione dell’affidamento del servizio idrico provinciale alla società pubblica Como Acqua srl», Fermi è «il regista dell’operazione» che mercoledì, a Villa Gallia, ha affossato il progetto di dare vita a un’unica società pubblica per gestire la distribuzione dell’acqua nel territorio comasco.
L’assemblea dei soci avrebbe dovuto dare il via libera alla fusione delle varie multiutility in Como Acqua ma non è stato raggiunto il necessario quorum dei due terzi del capitale sociale.
«La responsabilità grave dello stop a Como Acqua è dei Comuni di Como, Cantù ed Erba, ma anche di tutti gli altri che non si sono presentati all’assemblea societaria di mercoledì – si legge nel comunicato del Comitato Comasco Acqua Pubblica – I sindaci di Como, Cantù, Erba, e magari il “regista” dell’operazione, ovvero il consigliere regionale Fermi, dovrebbero spiegare ai loro concittadini i veri motivi del loro stop, che non è il pretestuoso esito delle perizie di stima che, semmai, si potevano e si possono rivedere cammin facendo. Ora il rischio concreto è quello di consegnare ai privati la gestione dell’acqua per i prossimi 20 anni».
Anche il presidente della Provincia, Maria Rita Livio, aveva puntato il dito contro Fermi, accusandolo sostanzialmente di ingerenza. «Ha fatto circolare una valutazione sulle perizie societarie redatta da un dirigente regionale che non ha titolo per intervenire nella vicenda – aveva dichiarato martedì Maria Rita Livio – Si tratta di un’interferenza pesante».
Il sottosegretario regionale Alessandro Fermi risponde però alle contestazioni sulla legittimità delle critiche del dirigente regionale sulle perizie societarie.
«Il documento redatto dal dirigente è un contributo chiesto dall’assessore regionale Terzi – premette Fermi – Le verifiche sulle perizie societarie sono state effettuate nell’interesse dei Comuni e quindi dei cittadini. Il dirigente non l’ha certo fatto a cuor leggero, non è né sprovveduto né incompetente e si è assunto la responsabilità di quanto ha scritto. Mi sembra folle che si guardi alla forma e non al merito».
Secondo Fermi «il merito dice chiaramente che ci sono molti aspetti che vanno rivisti nel processo di costituzione di Como Acqua».
«Approvare un progetto tanto per approvarlo non va bene – aggiunge il sottosegretario regionale – Occorrono le opportune garanzie nell’interesse dei cittadini. Verifiche in più sono necessarie per evitare che errate valutazioni patrimoniali si traducano in aggravi sulle tariffe dell’acqua o in maggiori costi a carico dei Comuni e quindi dei cittadini. Bisogna ora sistemare ciò che non va bene e poi ripartire».
Per oggi è attesa una lettera dell’assessore Claudia Maria Terzi che farà il punto sulla vicenda e ribadirà la correttezza dell’operato della Regione.
Anche la Cgil di Como interviene sul caso Como Acqua, sostenendo che «dopo l’interruzione del processo di fusione, il futuro è più incerto per i lavoratori delle 12 società pubbliche che oggi sono attive nel settore».
«Siamo preoccupati per l’instabilità generata – commenta il segretario della Cgil lariana, Giacomo Licata – A oggi, per 153 lavoratori, manca la certezza di un percorso garantito. Mercoledì è andato in scena uno spettacolo politico indecoroso, con un’ingerenza da parte della Regione assolutamente non giustificata».

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