Tenta la truffa, ma è la casa di un poliziotto

Questura di Como

Con tutte le case che c’erano lungo la via, hanno decisamente scelto quella sbagliata, ovvero quella di un poliziotto. Il tentativo di truffa di un calabrese di 36 anni, originario di Cosenza ma domiciliato a Bergamo, è finito in un’aula di tribunale a Como, processato per direttissima con le accuse di resistenza e lesioni a un pubblico ufficiale.

Il complice, verosimilmente un minorenne, è invece riuscito a scappare, il più rapido dei due a intuire la malaparata e darsi alla fuga senza venire ripreso. Il fatto di cronaca è avvenuto ad Albate nel pomeriggio di giovedì.
Un uomo e un giovane suonano a un campanello in località Sant’Antonio. Apre una signora 81enne, evidentemente la vittima individuata.

I due dicono di essere di una azienda che fornisce energia elettrica e di avere bisogno di guardare il contatore. Quando sono ormai entrati nella casa, uno dei due chiede all’anziana di poter andare in bagno. Una scena classica di quelle di cui tante volte abbiamo scritto e che si conclude con una truffa ai danni delle persone più deboli. In questo caso tuttavia l’epilogo è diverso perché in casa, al piano di sopra, c’è anche un agente di polizia che era venuto a trovare la madre e che capisce subito quello che sta avvenendo. Segue il ragazzo che sta andando in “bagno” e gli si para davanti. Pare che a questo punto il malvivente, all’invito a uscire di casa, abbia abbozzato delle scuse, fin quando davanti agli occhi gli si è materializzato il tesserino di riconoscimento dell’agente.

I due malviventi avrebbero a questo punto reagito spintonando il poliziotto. Uno sarebbe riuscito a dileguarsi, mentre il secondo avrebbe iniziato una colluttazione con l’agente impegnato sia nel tentativo di fermarlo sia di soccorrere la madre spaventata. Nei paraggi tuttavia c’era una pattuglia delle volanti che è riuscita a intervenire, bloccando il sospettato.
Il 36enne ieri mattina è così stato processato per direttissima con le ipotesi di reato di resistenza e lesioni. Ha chiesto i termini a difesa e tornerà in aula nei prossimi giorni per difendersi. L’arresto è stato convalidato.

Il giudice, in attesa della prossima udienza, ha disposto la misura cautelare dell’obbligo di firma. Le indagini intanto proseguono perché il sospetto è che i due possano avere agito con modalità identiche nei giorni precedenti.
In via Colonna, a Camerlata, risulta infatti una truffa da 350 euro ai danni di una anziana e anche in quel caso i malviventi si erano presentati come tecnici di una azienda di energia elettrica.

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