Tentata truffa: succhi di frutta al posto dei telefonini

altLa vittima già tre anni fa aveva subito un raggiro simile

La truffa è quella ben nota del “pacco”. Nel vero senso della parola, in quanto nel pacco che la vittima acquista e si porta a casa non ci sono gli oggetti ammirati poco prima e offerti a prezzi stracciati dal truffatore (telefonini, apparecchi elettronici, computer, tablet, eccetera) ma nella migliore delle ipotesi un mattone o un sasso.
Un raggiro vecchio di anni che ancora può però contare su persone che si fanno incastrare.
E la scena, puntuale, si è materializzata lunedì a

Cantù, quando un giovane di Napoli ha avvicinato uno straniero del Maghreb aprendo il proprio marsupio e mostrando alcuni iPhone e telefonini di pregio. Il tutto, ovviamente, a prezzo stracciato.
Questa volta però qualcosa è andato storto. Nel senso che il napoletano ha finito con l’avvicinare proprio una persona che già tre anni fa era stata truffata allo stesso modo. La vittima, quindi, ha intuito subito quello che stava per avvenire: con una scusa ha preso tempo (dicendo di doversi recare a prelevare al Bancomat) e nello stesso istante ha avvisato i carabinieri che sono intervenuti arrestando il giovane. Nel successivo controllo da parte delle forze dell’ordine, sono saltati fuori altri dodici marsupi uguali a quello dove erano contenuti i telefonini veri. Marsupi tuttavia riempiti con dei succhi di frutta (e la cerniera bloccata per impedire una verifica immediata) pronti per essere consegnati alle vittime in cambio di denaro vero.
Fin qui, la storia accaduta a Cantù. Vicenda che tuttavia rimane solo nelle parole e in qualche atto, perché poi nella realtà l’arrestato è già tornato libero per una serie di ragioni: la prima riguarda la truffa che era solo tentata (quindi non c’è stato il passaggio dei soldi) e dunque non poteva prevedere l’arresto (che infatti il giudice non ha convalidato); la seconda, ancora più importante e che ha evitato al truffatore ogni grana, porta invece al ritiro della denuncia-querela da parte della vittima, decisione presa (non si sa spinto da quale motivazione) ieri mattina in Tribunale a Como. La Procura (pm Alessandra Bellù) non potrà così procedere con le indagini.

Nella foto:
La vicenda è approdata ieri mattina al palazzo di giustizia di Como

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