Tentò di incendiare fratello e cognata: condannato a cinque anni e mezzo

Un'aula del tribunale di Como

Tribunale di Como, aula destinata al processo per la strage di ErbaCinque anni e mezzo di pena in Abbreviato, per il duplice tentato omicidio del fratello e della cognata.
È questa le decisione del giudice Maria Luisa Lo Gatto in merito ad un brutto episodio che risale allo scorso mese di settembre quando un 46enne di Gera Lario, secondo la tesi accusatoria, innaffiò di benzina il fratello e la cognata tentando di dar loro fuoco con un accendino antivento, non riuscendo nell’intento solo per la pronta reazione della donna che con una canna dell’acqua bagnò i presenti rendendo dunque impossibile l’uso del fuoco.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Davide Monteleone, ha a lungo battagliato in aula sottolineando come non ci fosse la volontà di uccidere e che l’intento era solo quello di spaventare il fratello. Il legale ha anche chiesto di riqualificare il reato come minacce e lesioni, ma alla fine è rimasta in piedi la costruzione del pm Mariano Fadda che aveva invocato 6 anni di cella.
Il giudice, come detto, ha alla fine optato per una pena di 5 anni e mezzo.
Il fratello e la cognata, seppur presenti in tribunale (c’era anche l’imputato), non si sono costituiti parte civile.
La lite era nata per questioni futili. Cristoforo Olivieri, 46 anni, rientrato in Italia dall’Australia, era passato dal fratello a Erba per riprendere alcuni oggetti di lavoro, tra cui una saldatrice.
Attrezzo che pare il fratello avesse negato di avere, suscitando le ire del 46enne.
In breve si passò alle mani, poi l’imputato andò in macchina e prese taniche di benzina annaffiando di liquido infiammabile il fratello e anche la cognata intervenuta per dividerli. Quest’ultima, poi, corse ad una trentina di metri a prendere una canna dell’acqua per bagnare tutti i presenti scongiurando il pericolo, visto che il 46enne aveva nel frattempo già impugnato un accendino. L’uomo, intuita la malaparata, risalì in auto e si allontanò raggiungendo l’Altolago dove viveva e dove fu raggiunto dai carabinieri della compagnia di Menaggio.

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