«Tentò di uccidere il figlio»: il giudice dispone la perizia

Palazzo di giustizia tribunale di Como. Pubblico ministero

Il gup di Como, Andrea Giudici, vuole vederci chiaro prima di procedere. Per questo motivo, nel corso dell’udienza di ieri ha preso la decisione di affidare l’incarico per una nuova perizia – la terza, dopo le due consulenze effettuate dalle parti – per valutare la capacità di intendere e di volere della madre al momento in cui avvenne il fatto.

È questa la svolta inattesa di una storia drammatica avvenuta a Como l’11 luglio del 2020, poco meno di un anno fa. Una mamma di 20 anni, dopo aver partorito nel bagno di casa il proprio figlio, avrebbe tentato di togliergli la vita utilizzando delle piccole forbici. Solo l’intervento dei genitori della giovane, e la successiva chiamata al 118, permisero di salvare il neonato. I colpi furono inferti al collo, al petto e alla lingua e per fortuna non causarono ferite letali. All’origine del fatto di cronaca – secondo quanto emerso nelle consulenze chieste dalla Procura di Como – ci sarebbe stato un importante stato mentale della ragazza, che secondo lo stesso incaricato dal pubblico ministero che ha indagato sulla vicenda, l’avrebbe resa totalmente incapace di intendere e di volere.

Ma ora il Gup ha chiesto una nuova perizia, sempre sulla capacità eventuale della madre di intendere e di volere e sulla pericolosità sociale della stessa.
Il padre del piccolo sarebbe stato un ex fidanzato della giovane, nemmeno informato – a quanto sembra – del bambino in arrivo. Fu il 118, immediatamente dopo l’intervento, a chiedere l’interessamento dei carabinieri.

La Procura aveva anche affidato un incarico al medico legale per stabilire l’importanza delle lesioni inferte al piccolo che ora sarebbe stato preso in carico dal Tribunale dei Minori. La mamma, sentita in fase di indagine, aveva detto di aver solo tentato di tagliare il cordone ombelicale, ma le ferite riportate dal neonato erano troppe e in punti diversi per poter giustificare questa versione.
Il fascicolo è così stato portato avanti con l’ipotesi di reato di tentato omicidio, aggravato dall’aver commesso il fatto «nei confronti del proprio discendente».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.