Terragni: “Area stadio, appendiamo le illusioni al chiodo”

Stadio Giuseppe Sinigaglia (Como)

Il futuro dello stadio di Como di fronte al lago, intitolato a Giuseppe Sinigaglia, e dello spazio urbano circostante? Meglio far tabula rasa di ogni speranza.
Disilluso, ma al tempo stesso combattivo nel tenore delle sue parole, è il pronipote di Giuseppe Terragni, maestro dell’architettura razionalista.
L’architetto e ingegnere Attilio Terragni gioca la carta dell’ironia e dell’iperbole per dare una frustata ai comaschi e disegnare il ritratto della zona a lago, con la cittadella sportiva appunto in stile razionalista che vede al centro, e al centro del dibattito, lo stadio Sinigaglia.
Attilio Terragni è a dir poco sconfortato.
«Ormai da mesi, complice la quarantena prima e poi gli strascichi della pandemia non viaggio più come facevo abitualmente prima per lavoro (insegna anche al mitico Bauhaus in Germania, ndr), anzi passo molto tempo in città. Purtroppo».
Perché «purtroppo»? Scarso amore per Como? Dalle sue parole lette in filigrana si direbbe il contrario.
«Di spostare lo stadio, di progetti e soluzioni rimasti sulla carta per la zona a lago, impianto sportivo compreso, sento parlare da sempre. Io stesso ho tenuto conferenze proprio su questo tema già trent’anni fa e posso dire che la misura è colma.»
In che senso?
«Nel senso che ora è forse giunta l’ora che i comaschi abbassino la cresta, non sognino più la normalità. Siamo una realtà di periferia, punto. Chiudiamo qui la questione stadio, e più in generale il problema dell’urbanistica. Non siamo all’altezza di affrontarlo, non ne abbiamo la voglia».

Il servizio completo sul “Corriere di Como” in edicola.

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