Terragni fotografo dal fronte russo

L'asilo Sant'Elia di Como, opera razionalista progettata dall’architetto Giuseppe Terragni

Quando l’architetto comasco Giuseppe Terragni partecipò alla campagna di Russia come soldato, scattò numerose fotografie, e a Como nell’archivio che ne tutela la memoria se ne conservano 250. Le edizioni Forma pubblicano ora a cura di Valerio Paolo Mosco e Attilio Terragni un libro dedicato a questa importante documentazione che ha anche un grande valore artistico oltre che storico.
Il volume si intitola Giuseppe Terragni; la guerra, la fine ed è legato a una mostra itinerante, ora stoppata dal coronavirus, con letture delle lettere dal fronte a cura di Lorenzo Ricciarelli. Questa “stanza della memoria” pensata per la Biennale era prevista dal 4 novembre a Como e poi al Palazzo delle Esposizioni di Roma e a Venezia. Richiamato in servizio militare nel 1939, Terragni per un lungo periodo è immerso contemporaneamente nella vita di caserma, nei progetti lasciati a Como e in quelle polemiche che sin dal principio hanno accompagnato l’architettura moderna in Italia. Nella primavera del 1941 parte prima per la Jugoslavia e poi per la Campagna di Russia. Le lettere e le fotografie che scatta in questo periodo testimoniano che la guerra non ha intaccato la sua ricerca: egli cerca nella vastità della steppa delle nuove possibilità espressive, un nuovo senso spirituale per il suo astrattismo. Viene rimpatriato dopo la disastrosa seconda battaglia del Don in condizioni mentali precarie. Torna minato dai sensi di colpa ma anche, come afferma Alberto Sartoris, “spiritualizzato”. E proprio pochi giorni prima di una morte su cui ancora oggi aleggia un certo mistero, disegna come un epitaffio rivolto al futuro il suo ultimo progetto, quello per una Cattedrale. «Sono foto straordinarie – dice Attilio Terragni, pronipote di Giuseppe – Dal fronte chiedeva continuamente rullini, pastelli e sigarette. Ci sono rimasti questi capolavori, una lezione di fotografia».

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