Terragni superstar a Foligno

Maestri del Novecento – Omaggio all’architetto razionalista fino al 9 dicembre al Centro Italiano per l’Arte Contemporanea
Sarebbe dovuto sorgere a Roma, lungo la via dei Fori Imperiali, in tempo per la grande Esposizione del 1942. Invece il Danteum, l’edificio monumentale che Giuseppe Terragni avrebbe voluto dedicare alla Divina Commedia, rimase sulla carta: lo scoppio della Seconda guerra mondiale, ma forse ancor prima il raffreddamento dei rapporti tra il regime fascista e il movimento razionalista, ne impedirono la costruzione. Per l’architetto lariano tuttavia non si trattò semplicemente di uno dei molti progetti
non realizzati, ma di una grande occasione perduta, attraverso la quale avrebbe potuto focalizzare un aspetto-cardine della sua poetica che la mostra Giuseppe Terragni. Un viaggio nell’architettura, aperta fino al 9 dicembre presso il Ciac – Centro Italiano per l’Arte Contemporanea di Foligno, mette bene in luce.
Al centro dell’esposizione nella città umbra troviamo una stanza con nove colonne trasparenti, circondate dai disegni del Danteum: i prospetti del tempio dantesco, secondo Attilio Terragni, «racchiudono, come in una cassaforte, il tesoro della colonna, rappresentano il Tempio a lei dedicato, a questa colonna che ha attraversato tutte le epoche e si è trasformata da forma esteriore in forma interiore». Intesa come elemento basilare del linguaggio architettonico, la colonna attrae paradossalmente un progettista d’avanguardia in quanto possiede una valenza arcaica, si colloca cioè in quella zona intermedia tra la prassi costruttiva e la tensione metafisica che Giuseppe Terragni ha sempre esplorato. Il più significativo esponente del Razionalismo infatti – come scrive Giorgio Ciucci – «invocava una razionalità di rapporti aurei, di ordini invisibili, di relazioni che vanno al di là del fisico e che si possono solo intuire».
Le corrispondenze geometriche e le proporzioni aritmetiche su cui si fonda la pianta del Danteum possiedono complesse valenze simboliche, che si ritrovano anche in altri edifici di Terragni e che manifestano quell’idea di architettura come “forza che disciplina le doti costruttive e utilitarie a un fine di valore estetico ben più alto” di cui egli stesso scriveva alla fine degli anni Trenta.
Curata da Attilio Terragni e Italo Tomassoni, e imperniata su una lettura che privilegia «la vertigine della metastoria» – secondo una formula dello stesso Tomassoni – la mostra di Foligno illustra comunque nel dettaglio l’itinerario storico del progettista lariano. Negli ampi spazi del Ciac vediamo susseguirsi le foto d’epoca e i progetti elaborati a china, tempera e pastelli del Monumento ai Caduti, della Casa del Fascio, del Monumento Funebre a Roberto Sarfatti, e di quasi tutti i più rilevanti edifici, dei quali sono presenti anche nove modelli in legno eseguiti a suo tempo dallo studio Terragni. In apertura dell’esposizione troviamo cinque dipinti, fra cui il celebre e monumentale Autoritratto, realizzati tra il 1929 e il 1931: gli anni della maturazione espressiva di Terragni – il primo eclatante capolavoro, il Novocomum, viene completato nel 1929 – durante i quali, secondo lo storico dell’arte Corrado Maltese, la pittura intesa come “studio dei volumi luminosi” ha svolto un ruolo non marginale. Nel piano interrato del Ciac sono inoltre presenti foto recenti di Paolo Rosselli, un filmato in cui Daniel Libeskind narra il suo rapporto con le intuizioni costruttive di Terragni e una serie di dipinti che l’artista comasco Fabrizio Musa ha dedicato negli ultimi dieci anni alle costruzioni del capofila del Razionalismo italiano, soprattutto alla Casa del Fascio, trasposta in un linguaggio dal carattere insieme neo-pop e minimale. In fatto di pittura, tuttavia, un’opera in particolare, posta al piano terra del museo, stimola la curiosità del visitatore. Il piccolo olio su masonite, dal sapore inaspettatamente espressionista, che Terragni ha dedicato alle colonne della chiesa di Sant’Abbondio suggerisce forse che il suo Razionalismo, oltre a contaminare le istanze del Modernismo con le suggestioni del Romanico, doveva molto alla tradizione architettonica lariana.

Roberto Borghi

Nella foto:
il celebre Autoritratto in divisa di Giuseppe Terragni del 1929

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