Terremoto di Messina, il Lario fu solidale

terremoto di Messina, 1908

Ricorre, in questi giorni, l’anniversario (il 111°) del terremoto di Messina, che il 28 dicembre del 1908 distrusse la città siciliana e causò ingenti danni anche alla vicina Reggio e ad altri centri abitati della Calabria.
«Como tutta, istituzioni e cittadini, fu tra le prime città a mobilitarsi con generosa partecipazione di solidarietà per alleviare le sofferenze di chi, sconosciuto, era stato colpito da quell’evento catastrofico». Lo ricorda un comasco che ha studiato e svolto una parte della sua attività professionale a Messina, Giuseppe Di Rosa, che da anni cura un archivio storico su quel fatto tragico. È autore del volume 1908: Messina e Como. Orfani e profughi edito a Lugano da Eldorado.
«A Como arrivarono profughi e orfani, portati questi ultimi dall’ingegnere Antonio Giussani, che partito a sue spese per la Sicilia portò, prima a Rimini nella Colonia Marina De Orchi e poi in città, oltre cinquanta bambini – ricorda ancora Di Rosa – Tutti furono curati, assistiti e collocati nei vari istituti scolastici a spese di un comitato provinciale di soccorso».
Di Rosa per scrivere il suo libro ha lavorato due anni e mezzo e ha ricostruito, sulla base di una documentazione inedita ritrovata nelle biblioteche e negli archivi pubblici e privati di Como e Milano quel legame di solidarietà e di umanità che unì Como, alla stregua di tante altre città dell’Italia e del mondo, ai luoghi distrutti dall’evento.
Anche il futuro santo comasco Luigi Guanella, insieme con suor Marcellina Bosatta, si mobilitò per aiutare gli sventurati di Messina, come riferisce una lettera pubblicata nel volume e custodita nell’Archivio del Comune di Como.
Tra le storie più care a Giuseppe Di Rosa quella di Maria Nunzia: «A Como giunse il 17 aprile 1909. Assegnata al Brefotrofio e Maternità di Camerlata, dopo pochi giorni fu affidata alla famiglia dell’ingegnere Enrico Rossetti, presidente del Collegio Santa Chiara, dove frequentò le scuole elementari insieme alla celebre scrittrice comasca Carla Porta Musa».
Molti anni dopo Maria decise di farsi suora e prese il nome di Maria Liberata. «Fu maestra presso la casa madre delle suore Canossiane e poi a Prà Ligure – ricorda Di Rosa – Qui rimase fino alla pensione e insegnò a cinque generazioni di ragazzi. Riposa nel cimitero di Como. Non fu l’unico caso di accoglienza e inserimento. La generosa solidarietà comasca permise ad altri di superare le avversità della vita riuscendo a distinguersi nel campo imprenditoriale e culturale non solo cittadino».

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