Terremoto e tsunami, ipotesi possibile anche a Como

Gli esperti dell’Università dell’Insubria: «Il Lario rientra nelle zone sismiche»
Il rischio terremoto a Como è reale, così come la possibilità che si possa scatenare uno tsunami dalle placide acque del lago. La conferma di una eventualità davvero poco gradita è giunta ieri dagli esperti dell’Università dell’Insubria, che hanno presentato – in un convegno organizzato nell’Aula Magna della facoltà di Giurisprudenza, al chiostro di Sant’Abbondio – i dati scientifici relativi al rischio sismico nella Pianura Padana e nel Comasco in particolare.
«Como rientra nelle
zone sismiche – ha detto Alessandro Maria Micchetti, professore associato di Geologia nella facoltà di Scienze dell’ateneo lariano – Non possiamo dire con precisione come e quando, ma l’intensità del sisma potrebbe essere forte. Ecco perché è importante riflettere e prendere misure che ci consentano di convivere con le caratteristiche del territorio».
Il recente terremoto che lo scorso 20 maggio ha devastato alcune province emiliano-romagnole e la parte bassa della Lombardia (il Mantovano in particolare), ha riacceso ancora una volta i riflettori sull’importanza della ricerca e della prevenzione in materia sismica.
Se è vero, come confermano gli esperti, che è impossibile prevedere quando si verificheranno i terremoti, è altrettanto vero che uno studio sull’andamento nel passato può fornire dati fondamentali per la gestione di questi eventi calamitosi.
Partendo dai risultati preliminari delle ricerche svolte – e tuttora non completate – nella zona del Ferrarese, per documentare gli effetti del sisma gli studiosi hanno mostrato gli effetti riscontrati.
Un’occasione, questa, per presentare anche la situazione lariana, alla luce dei dati in possesso.
I sismologi dell’Università dell’Insubria, infatti, da anni conducono studi paleosismologici (analisi dei grandi terremoti attraverso le tracce che hanno lasciato sulla superficie terrestre, ndr) in una vasta area al confine fra Brescia, Mantova, Modena e Ferrara. Gli esperti hanno condotto ricerche anche sul Lario, dove le indagini sembrano essere più complicate, a causa delle caratteristiche del terreno. «È possibile che si verifichi un terremoto nel Comasco – ha confermato Livio Franz, ricercatore del dipartimento di Scienza e Alta Tecnologia, sempre all’Insubria – L’obiettivo è capire se in passato se ne siano verificati pochi o se vi sia una mancanza di conoscenza. Anche perché i rilievi in quest’area sono particolarmente difficili. Como è stata caratterizzata da numerose glaciazioni e, dal punto di vista geologico, non è semplice eseguire delle verifiche».
Il team di esperti che si occupa di comprendere la “pericolosità” sismica ha sottolineato, poi, l’importanza della ricerca.
« Non vogliamo essere catastrofisti – ha aggiunto ancora Franz – ma è importante ricordare che si possono verificare problemi, soprattutto sulla struttura degli edifici, anche quando l’epicentro di un sisma si verifica a molti chilometri di distanza».
Conoscere i rischi per impedire, laddove possibile, che la situazione possa quindi degenerare.
E se a Como il rischio sisma è reale, anche la possibilità che si possa verificare un’onda anomala nel lago, il cosiddetto tsunami, è plausibile.
Cronache del passato riportano episodi di questo tipo. L’ultimo è accaduto nel 1570. «Si potrebbe verificare uno tsunami in caso di frane nel lago, conseguenti a terremoti – ha detto Luigina Vezzoli, professore associato di Geologia nella facoltà di Scienza dell’ateneo lariano – anche se non dobbiamo pensare a eventi catastrofici come quelli avvenuti in altre parti del mondo. L’onda, però, visto anche il fondale basso del primo bacino, potrebbe inondare la città, almeno fino a piazza Duomo». Ma come comportarsi alla luce di questi dati? Sono necessarie verifiche sugli edifici, ma anche l’impegno dei singoli cittadini come ha spiegato Gennaro Di Maio, funzionario dei vigili del fuoco di Como e testimone diretto del terremoto dell’Irpinia nel 1980.
«La prevenzione è fondamentale – ha detto – Nelle proprie abitazioni o al lavoro è necessario individuare un luogo sicuro così che, in caso di sisma, si possa trovare un riparo. Importante è anche studiare un piano di emergenza familiare e saper riconoscere la segnaletica di sicurezza».
«Credo che il sostegno della ricerca sia fondamentale in una città come Como – ha detto il sindaco Mario Lucini, tra l’altro geologo, presente ieri al convegno – Dobbiamo fare ancora molto nell’ambito della prevenzione».

Francesca Guido

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