Territori poetici che nascono dall’anima

L’opera
I paesaggi immediatamente poetici di Antonio Pedretti nascono sulle rive di uno specchio d’acqua dolce. Non è il Lario, ma il Lago di Varese. La matrice comune della sensibilità pittorica trascende però i confini segnati dalla razionalità e ha piuttosto a che fare con il cuore e con la verità delle cose dell’anima.
Qui siamo di fronte a un maestro lombardo che traduce memorie e sguardi molto personali.

Se nei suoi lavori marini è il sole con i colori caldi a dominare, in quelli legati alla brughiera lombarda (di quella provincia che un tempo era tutta comasca e poi fu divisa in due tra Lario e Varesotto) predominano i colori freddi del cielo, spesso plumbeo o cinereo, in forte contrasto con il bianco sporco delle nevi e del gelo, e i fanghi e le erbe e i canneti delle zone paludose e delle acque stagnanti.
Una natura viva, brulicante, quella di Pedretti, nonostante la presenza dell’uomo spesso nascosta sullo sfondo, che scaturisce dall’esercizio del gesto e del segno istintivi, frutto di un’esperienza informale che ha portato nuova emozione alla superficie dei dipinti, li ha fatti vibrare di ulteriore dinamismo anche grazie all’uso sapiente dei giochi chiaroscurali. Sono nature che si toccano, che parlano, quelle di Pedretti,
«Questi luoghi sono entrati nel mio Dna – dice il pittore di Gavirate – e non potevo che esprimermi in questo modo. Non ho deciso di dipingerli, ma sento l’urgenza quasi automatica di farli uscire dalla mia interiorità; non ho l’esigenza di rappresentare, ma quella di rappresentarmi e quindi di indagare il senso di questi paesaggi, che sono poi quelli in cui sono nato e cresciuto. A ben vedere, anche Vincent Van Gogh ha dipinto se stesso nei suoi campi di grano».

Lorenzo morandotti

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