Terrorismo, Alfano: “Controlli alle frontiere”

Dogana di Chiasso

Valico autostradale di Brogeda , Dogana Italia SvizzeraIl pericolo più concreto da cui difendersi sono i foreign fighters, i guerriglieri stranieri che si annidano nelle nostre città e con in testa la jihad, in attesa della “chiamata” che può giungere in qualsiasi momento.
Paura aumentata nelle ultime ore dopo gli attentati di Parigi, e resa particolarmente pressante dalle informative dei servizi segreti che avevano parlato – come aveva rivelato a dicembre “Repubblica” – della presenza di più combattenti anche in Italia. Tra cui due residenti nella nostra provincia, uno a Cantù – naturalizzato italiano – e uno a Como.
Ne ha parlato anche ieri, in parlamento, il ministro dell’Interno Angelino Alfano nell’ambito di una informativa urgente del Governo sui possibili rischi connessi al terrorismo internazionale.
E un passaggio cruciale dell’intervento del ministro ha riguardato un argomento che riguarda la nostra provincia da vicino: «Abbiamo attivato adeguati dispositivi di controllo per garantire la più ampia copertura informativa sui rischi di infiltrazione insiti nelle dinamiche migratorie che interessano le frontiere – dice Alfano – I dispositivi riguardano in particolare i valichi di frontiera che, in ragione della loro posizione geografica, sono più esposti al possibile transito di combattenti diretti o provenienti dalle aree di conflitto».
Il nostro è dunque un territorio a rischio e da controllare, proprio contro i foreign fighters.
«Risultano 53 le persone finora coinvolte in trasferimenti verso i luoghi di conflitto che hanno avuto a che fare con l’Italia – ha proseguito il ministro Angelino Alfano – Quattro hanno nazionalità italiana». Tra questi, presumibilmente, anche il nostro canturino, «giovane marocchino naturalizzato che si trova attualmente in un altro paese».
Ieri intanto, sulla vicenda, è giunto anche un comunicato stampa del sindacato di polizia Silp-Cgil, per esprimere vicinanza ai colleghi transalpini per le vittime di queste ore e ovviamente anche ai parenti dei morti nell’assalto al settimanale “Charlie Hebdo”. «Il fanatismo islamico non si fermerà con la diplomazia o con mediazioni – scrive nella nota la segreteria provinciale del Silp – La nostra risposta dovrà essere determinata ed inflessibile, senza alcuno sconto». «Ma no ad atti di odio – precisano nella conclusione – No a vendette, no a guerre sante. Il problema del terrorismo non si risolverà uccidendo i terroristi ma eliminando le ragioni dell’odio che li rendono tali».

Ecco l’intervento integrale. Il ministro Alfano parla delle zone di confine a partire dal minuto 13.20.

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