Terrorismo, condannato il padre egiziano di Fenegrò che mandò il figlio in Siria a combattere

Il Tribunale di Milano

Terrorismo internazionale, condannato a 4 anni e 2 mesi di carcere il 53enne di Fenegrò accusato di aver mandato il figlio 23enne a combattere in Siria come foreign fighter.
L’uomo, Sayed Fayek Shebl Ahmed, egiziano, già combattente in Bosnia e residente con la famiglia nel Comasco, è stato condannato ieri in Tribunale a Milano con rito abbreviato. L’accusa aveva chiesto 5 anni e 4 mesi. Il 53enne, detenuto nel carcere di Nuoro, è stato accusato di terrorismo internazionale perché, come ricostruito dall’accusa, avrebbe convinto il figlio Saged a partire per la Siria, nel 2014, con un gruppo legato ad Al Nusra. Il 23enne, come il padre era destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare, mai eseguita proprio perché il giovane sarebbe ancora in Siria.
Come ricostruito dalla polizia, l’egiziano avrebbe finanziato il viaggio del figlio e poi avrebbe continuato a mantenerlo inviandogli circa 200 euro mensili. L’avvocato difensore dell’egiziano, Giusy Regina, aveva affermato nella sua arringa che Sayed non è un terrorista ma che avrebbe preferito mandare il figlio in Siria piuttosto che farlo restare in Italia e vederlo coinvolto in attività di spaccio di stupefacenti. Il giudice del Tribunale di Milano ha concesso al 53enne le attenuanti generiche perché l’egiziano, tramite il figlio Saged, avrebbe aiutato gli investigatori italiani ad avere informazioni sul rapimento di Fabrizio Pozzobon, ex consigliere comunale leghista veneto che sarebbe stato rapito in Siria.

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