Terrorismo, la Digos arresta egiziano di 51 anni. Ricercato il figlio: è un foreign fighter in Siria
Cronaca

Terrorismo, la Digos arresta egiziano di 51 anni. Ricercato il figlio: è un foreign fighter in Siria

Il giovane Saged, 23 anni, è un foreign fighter in Siria

Gli agenti della Digos di Como e di Milano hanno arrestato ieri mattina un egiziano di 51 anni per associazione con finalità di terrorismo. Analogo provvedimento è scattato per il figlio di 23 anni che però è irreperibile: dal 2014 vive infatti in Siria ed è inserito nella lista dei Foreign Fighters, i combattenti stranieri per la causa dell’Isis. L’operazione, denominata “Talis Pater”, ha messo nel mirino una famiglia fortemente radicalizzata e residente a Fenegrò dal 1997.

La madre del giovane combattente in Siria, una 45enne di origine marocchina, moglie del 51enne finito in manette, è stata allontanata dall’Italia – l’espulsione non scatta in presenza di una figlia che ha la cittadinanza italiana – nel pomeriggio. La donna è stata accompagnata dagli agenti all’aeroporto di Malpensa e sarà scortata fino a Casablanca. Non potrà rimettere piede sul suolo italiano per i prossimi 10 anni. Estranei ai fatti sono invece risultati gli altri due figli della coppia, una ragazza di 20 anni e un ragazzo di 22 anni.

I genitori, nella loro casa di Fenegrò, ricevevano regolarmente messaggi e video dal figlio combattente in Siria. Immagini che riprendevano anche delle esecuzioni e che suscitavano l’ammirazione e i commenti positivi dei due adulti, orgogliosi del loro primogenito in lotta per la causa jihadista.

Il giovane, Saged,  era stato radicalizzato dal padre, Sayed Fayek Shebl Ahmed, un ex mujaheddin che ha combattuto in Bosnia.

Gli agenti della Digos di Como e Milano lo hanno arrestato per associazione con finalità di terrorismo. Analogo provvedimento per il figlio che però è irreperibile in Siria. L’operazione denominata “Talis Pater” ha dunque messo nel mirino una famiglia fortemente radicalizzata e residente a Fenegrò dal 1997.

«Aveva convinto il ragazzo e lo aveva affidato a un’organizzazione precisa che combatteva in Siria – hanno spiegato stamattina gli inquirenti – Lo aveva tutelato anche quando il giovane era confluito in un’altra organizzazione militare rientrante nella galassia di Al Qaeda in contrasto con l’Isis. Si era infatti impegnato per fare tornare il figlio nel gruppo di partenza. Era attento a ogni dettaglio».

Il 23enne, in Siria dal 2014, si è sposato e ha un figlio di 3 anni. Dalle registrazioni ambientali si sente più volte il padre spingere il figlio a combattere in Siria per purificarsi. In una conversazione addirittura dice che un figlio combattente vale più di cento preghiere.

26 gennaio 2018

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Paolo

Paolo Annoni pannoni@corrierecomo.it


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