Terza dose, liberalizziamo il richiamo

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di Mario Guidotti


Ormai sembra deciso, si va alla terza dose della vaccinazione per i componenti del settore Sanità e per i cosiddetti fragili. Suonerebbe meglio parlare di “richiamo”, come avviene per la vaccinazione anti-influenzale stagionale. A proposito: sono a posto i bandi per questa da parte di Regione Lombardia? Quasi nessuno ricorderà infatti che nel 2020 le prime gare per questi vaccini erano partite a maggio, inizialmente a un prezzo troppo basso, con risultato di nessuna partecipazione, quindi con un “correttivo” andato ancora deserto. Si sono poi succeduti più e più bandi gestiti dall’agenzia Aria, della quale conosciamo le sorti.


Il risultato è che lo scorso anno, anzi ormai quest’anno, poiché i bimbi ne sono stati immunizzati solo in gennaio 2021, si è vaccinato poco e tardi contro l’influenza stagionale. Vi ricordate anche la vicenda della Svizzera che li aveva e non li vendeva agli italiani? Difficile da dimenticare. Speriamo che Letizia Moratti ci abbia pensato tempestivamente.
Ma torniamo alla terza dose. Scontato il mondo sanitario, ma i fragili esattamente chi sono? Anziani?


Quanto anziani? Immunodepressi? Neoplastici? Anche apparentemente guariti, visto che taluni tumori danno brutte sorprese anche a distanza di 15-20 anni? Malattie croniche? Quelle brutte e cattive che danno disabilità importante o anche l’ipertensione arteriosa ben controllata? Insomma, non è facile distinguere.


E poi, sappiamo già le litanie che seguiranno: perché non gli insegnanti, gli addetti alla grande (ma perché non piccola) distribuzione, i dipendenti dei trasporti, e via elencando.


Sembra, dai dati scientifici in possesso, che l’efficacia della vaccinazione con due dosi sicuramente cali e probabilmente vada a estinguersi in un annetto, forse. Non era meglio prevederne il dovuto obbligo di richiamo per talune categorie e poi, finalmente, liberalizzare?


Sì, come per l’anti-influenzale. Chi vuole se la compra e se la fa. Vi ricordate, analogamente, per i tamponi? A marzo 2020 erano difficilissimi da eseguire, se ne facevano pochi ai malati che, per quadro clinico e Tac polmonare, avevano sicuramente il Covid, poi sono stati liberalizzati e così finalmente si è tracciata la diffusione del virus nella popolazione.

Certo, c’è stata un’evoluzione tecnologica che lo ha permesso, ma per mesi il sistema ha accentrato l’effettuazione dei tamponi in pochi centri autorizzati nonostante si sapesse benissimo che molti altri potevano eseguirli, e parliamo dei molecolari, quindi prima della scoperta dei cosiddetti antigenici. Perché non pensare un sistema di richiamo libero della vaccinazione?

Della serie, chi vuole la prende e se la fa fare dal proprio medico, gli altri possono affidarsi alle decisioni dello Stato, il quale, notabene, risparmierebbe non pochi soldini, perché ben più della metà della popolazione può permettersi di spendere 20 euro per salvarsi la vita.
Le difficoltà tecniche e organizzative (frigoriferi, dosi) vi assicuro, sono risolvibilissime.

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