Tesoro abbandona. Svolta vicina

Calcio – L’imprenditore pugliese lascia il progetto-Como. Attese presto altre decisioni clamorose: imminente il ribaltamento del quadro societario
Savino Tesoro abbandona il progetto Calcio Como. Lo ha fatto sapere ieri lo stesso imprenditore con un comunicato diffuso dall’ufficio stampa della società lariana.
Un’azione, questa, che di fatto toglie al presidente Antonio Di Bari – che presto potrebbe annunciare le sue dimissioni – il socio e alleato più forte nella battaglia per la suddivisione delle quote del club lariano e che spalanca le porte ad Amilcare Rivetti e al progetto di gestione della società che sta portando avanti con

un gruppo di imprenditori lariani.
«Comunico la mia volontà di non entrare a far parte della compagine societaria del Calcio Como 1907 – spiega Tesoro nella lettera inviata agli organi di stampa – né di acquisirne l’intero pacchetto azionario. Non trovo accettabile per la mia persona di essere messo in posizione di attesa per oltre quattro mesi a favore di persone delle quali ancora oggi non si conoscono le generalità, i progetti né, tantomeno, l’offerta di acquisto».
Poi un riferimento al passato e alle garanzie prestate la scorsa estate. «Vorrei sottolineare che il giorno 30 giugno 2011 – spiega ancora Tesoro – il Calcio Como sarebbe sparito dal calcio professionistico se io non mi fossi personalmente e tempestivamente impegnato, dal punto di vista economico, con 530.000 euro, al fine di riuscire ad ottenere la fideiussione bancaria necessaria per l’iscrizione al campionato». Non manca un attacco diretto alla città: «La società stava morendo tra la totale indifferenza della politica e dell’imprenditoria comasca. Senza il mio intervento adesso non si potrebbe nemmeno parlare di stadi nuovi da costruire, né di palazzetti e neanche di cordate».
C’è anche una critica al socio di minoranza del Como, Nini Binda, che con il suo 2% in questo momento è l’ago della bilancia della situazione che si è venuta a creare (il presidente, Antonio Di Bari, e il suo vice, Amilcare Rivetti, attualmente detengono il 48,5% a testa).
«Trovo assurdo che, ad oggi, si sia accollato il diritto di decidere del futuro del Calcio Como – dice Tesoro nel comunicato – un socio di minoranza che già un anno fa aveva dichiarato, tramite raccomandata ai soci e tramite stampa, la sua irrevocabile decisione di uscire da tutti i quadri e i progetti societari, tra l’altro rinunciando a coprire le perdite del 2010 e del 2011».
Sul fronte sportivo, Savino Tesoro spiega: «In questi mesi abbiamo cercato di costruire qualcosa: mio figlio sotto il profilo sportivo e io garantendo la mia presenza e la mia volontà a partecipare in maniera fattiva alla copertura del disavanzo di gestione. Nonostante i continui tentativi di destabilizzazione, siamo soddisfatti dei risultati ottenuti fino a questo momento, viste anche le premesse di giugno». La conclusione è secca: «Adesso è arrivato il momento di passare ai fatti, perché le parole dopo un po’ non hanno più effetto ed essendo impossibilitato ad agire concretamente sono costretto a farmi da parte».
La palla, ora, passa ad Amilcare Rivetti e alla cordata di imprenditori comaschi che, negli ultimi giorni, hanno intensificato le loro riunioni per disegnare il Como di domani che potrebbe avere il campione del mondo 1982, Claudio Gentile, come punto di riferimento quale direttore generale.
Senza dimenticare l’esperienza istituzionale di un personaggio come l’ex presidente Benito Gattei, che è tra gli uomini di spicco della cordata e che potrebbe coinvolgere Mario Priante, un altro suo socio degli anni ’80, il periodo più bello del club di via Sinigaglia.
Come annunciato, nel progetto che è stato impostato Amilcare Rivetti dovrebbe rimanere per almeno tre anni presidente del consiglio di amministrazione e con una percentuale di azioni del 15-20%. Lo stesso vicepresidente, nelle ultime settimane, ha preferito non fare dichiarazioni e non è stato loquace nemmeno con Di Bari e Tesoro, che in questa situazione sono diventati antagonisti in questa battaglia per avere la maggioranza del club.
Ma è certo che, praticamente ogni sera, ha incontrato imprenditori e personaggi che hanno dato la loro disponibilità a far parte della cordata.
Rivetti vorrebbe arrivare a un gruppo di una ventina di persone, mentre chi fa parte della compagine che si sta muovendo punterebbe a un numero un po’ più basso, attorno ai 15. I personaggi che si sono coalizzati e che hanno parlato con lo stesso Rivetti in queste settimane si dovranno impegnare a versare per almeno cinque anni una cifra specifica, che deve essere ancora definita.
Anche l’ex presidente azzurro Enzo Angiuoni starebbe guardando con simpatia a quello che sta accadendo e c’è anche chi vorrebbe coinvolgerlo. Poi bisogna vedere se l’ex numero uno vorrà intervenire o se rimarrà semplicemente un tifoso degli azzurri.
Certo è che quello dell’addio di Tesoro è un colpo di scena, anche se c’erano segnali che facevano intuire una simile situazione. Ora si tratta di vedere, già in queste ore, in che maniera evolverà la situazione.

Massimo Moscardi

Nella foto:
Savino Tesoro nella tribuna centrale dello stadio Sinigaglia

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