Tesoro di Como, a chi lo ha trovato spetterà il 25% del controvalore
Cronaca

Tesoro di Como, a chi lo ha trovato spetterà il 25% del controvalore

L’operaio che ha trovato materialmente il tesoro di monete d’oro in via Diaz potrebbe diventare ricco. La legge gli assegna infatti un quarto del valore del ritrovamento. Allo stesso modo, un altro quarto dovrà essere corrisposto ai proprietari del terreno, mentre lo Stato tratterrà per sé il 50%.
Nel Paese che nasconde sottoterra e in fondo al mare una quantità inesauribile di opere d’arte e di reperti archeologici, le norme sulle «scoperte fortuite» sono state messe nero su bianco da oltre un secolo. Prima nel 1909, poi nel 1939 (la famosa Legge Bottai), poi ancora alla fine del XX secolo e infine, in modo organico e definitivo, nel 2004 con il cosiddetto decreto Urbani, il Codice dei Beni culturali proposto dall’allora ministro Giuliano Urbani.
Gli articoli del decreto Urbani che interessano il ritrovamento di Como sono quelli che vanno dall’88 al 93. Il 92, in particolare, riguarda il «premio per i ritrovamenti» e spiega che il ministero dei Beni culturali «corrisponde un premio non superiore al quarto del valore delle cose ritrovate al proprietario dell’immobile dove è avvenuto il ritrovamento e allo scopritore fortuito».
Il premio può essere «corrisposto in denaro o mediante rilascio di parte delle cose ritrovate».
Una volta stimate le monete, insomma, lo Stato potrà decidere se pagare o dare una parte del tesoro ai proprietari dell’area e a chi ha scoperto l’anfora.
Come sempre, sono previsti anche eventuali conflitti. Se gli «aventi titolo» al premio non dovessero infatti accettare «la stima definitiva del ministero, il valore delle cose ritrovate» sarebbe «determinato da un terzo, designato concordemente dalle parti». E se queste ultime non si accordassero «per la nomina» di questo perito, a provvedere sarebbe «il presidente del Tribunale del luogo in cui le cose sono state ritrovate». La perizia sarebbe comunque a carico di chi ha diritto al premio.

8 settembre 2018

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Fabrizio Barabesi fbarabesi@corrierecomo.it


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