Tesoro di Como, si scaverà ancora in via Diaz

monete d'oro di como
Le monete d'oro trovate a Como negli scavi di via Diaz
Le monete d’oro trovate a Como negli scavi di via Diaz

Un deposito pubblico, che potrebbe contenere altri tesori. È questa l’ipotesi che prende corpo tra alcuni esperti dopo le prime analisi effettuate sulle monete ritrovate la settimana scorsa nello scavo dell’ex Cressoni, in via Diaz a Como, e sugli elementi circostanti i reperti.

Secondo il soprintendente ai Beni Archeologici per le province pedemontane della Lombardia, Luca Rinaldi, «non è pensabile che un singolo privato abbia potuto accumulare tutta questa ricchezza. Probabilmente, le monete appartenevano a un’istituzione pubblica che ha lasciato questo deposito e alcuni indizi già lo confermano. Forse continuando lo scavo troveremo altri indizi».

Nei giorni immediatamente successivi al ritrovamento, gli esperti della Soprintendenza hanno estratto e analizzato 27 monete.

«Risalgono al periodo in cui regnarono gli imperatori Onorio (395-423 d.C.), Valentiniano III (425-455), Leone I d’Oriente (457-474), Libio Severo (461-465) e Antemio (467-472) – hanno spiegato oggi nella conferenza stampa convocata a Milano Grazia Facchinetti e Barbara Grassi, alla guida del gruppo di esperti che sta studiando i reperti – Al momento sembra che non vi siano monete risalenti a un periodo successivo al 474 dopo Cristo (i regni cioè di Giulio Nepote e Romolo Augustolo, ndr), ma è presto per trarre conclusioni. La presenza di altri oggetti, che ancora dobbiamo analizzare, ci fa pensare che possiamo essere in presenza di una cassa pubblica».

Lo scavo archeologico dovrà sicuramente proseguire per individuare altri possibili reperti e collocare con precisione, in un contesto storicamente più circostanziato, il prezioso contenitore con le monete scoperto la scorsa settimana.

«Ci sarà una prima fase di studio e poi una seconda, già concordata con il sindaco di Como Mario Landriscina, di lavoro – ha aggiunto il soprintendente Luca Rinaldi – per poter pensare prima di tutto a una mostra e a una pubblicazione e poi per il deposito permanente, io ritengo a Como, di questi reperti».

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