Cronaca

Tessile e chimica, persi 2mila posti in tre anni. Altri 500 a rischio

La Femca Cisl: «Le famiglie non riescono più a pagare spesa, bollette, mutuo e rette scolastiche»
Duemila posti di lavoro persi in tre anni, dal 2009 al 2011, e altri 500 a rischio sono emersi nei primi cinque mesi del 2012. È il drammatico bilancio dell’industria tessile e chimica comasca, che si trovava già in difficoltà prima dell’inizio del 2008: la crisi, sul settore trainante della provincia (insieme col metalmeccanico), in questi ultimi anni si è abbattuta con una violenza inaudita. Ha messo in ginocchio centinaia di famiglie.
Operai semplici o specializzati, finiti in cassa
integrazione, di colpo si sono trovati a guadagnare 700 euro al mese. «All’inizio tagliavano sui consumi superflui, ora faticano a fare la spesa o a pagare le bollette», dice Flaviano Romito, segretario della Femca di Como, che ieri ha descritto lo stato di sofferenza del tessile e ha proposto «un tavolo coordinato della crisi», chiamando a raccolta tutti i soggetti interessati, «dalle banche alle parrocchie».
La Femca è la federazione della Cisl che segue il settore tessile e chimico. Il primo occupa 14mila persone; il secondo oltre 2.500 e comprende le fabbriche che producono manufatti in gomma o plastica. Poi ci sono le piccole e piccolissime aziende, gli artigiani. Nel complesso, le realtà produttive seguite dalla Femca danno lavoro a 20mila persone. E da tre anni e mezzo i sindacalistici, con una regolarità spaventosa, si trovano a firmare accordi di cassa integrazione, mobilità o chiusure aziendali.
«Dall’inizio della crisi – spiega Romito – le aziende del settore hanno perso in media il 35-40% del fatturato. Con picchi del 60%. Nel 2009, sono stati 5.395 i dipendenti interessati dagli ammortizzatori sociali. Tra fallimenti e chiusure, abbiamo perso 28 aziende per un totale di 809 posti di lavoro».
È solo l’inizio del tracollo. Il 2010 segna altrettante perdite: quasi 6mila dipendenti in cassa integrazione, 27 aziende chimiche e tessili sparite tra chiusure e fallimenti, 635 posti di lavoro in meno. Nel 2011, stando ai numeri, sembrava che la crisi allentasse la morsa: 5mila addetti interessati dagli ammortizzatori sociali, 8 aziende chiuse o fallite e “soltanto” 350 posti di lavoro in meno.
«In questo ciclo, 2009-2011, – spiega Flaviano – abbiamo perso 1.794 posti di lavoro. Aggiungendo le mobilità per ristrutturazione, arriviamo a 2mila posti di lavoro cancellati». Un numero spaventoso: è come se un intero paese della provincia di Como perdesse il lavoro. Sembrava che nel 2012 la situazione dovesse migliorare, e invece si rischia di tornare al disastro del 2009-2010. «Sommando le crisi emerse nei primi cinque mesi di quest’anno – aggiunge il segretario della Femca lariana – risulta che altri 475 posti di lavoro sono a rischio. Solo nei primi cinque mesi».
Romito elenca poi tutte le aziende in difficoltà che hanno annunciato la chiusura o rischiano di cessare l’attività. È un lungo bollettino: «La Pontelambro ha chiuso. Mectex e Star rischiano. Corsil, Molteni, Delmar, Bosetti, Tecnotessile e Saoc Ostinelli hanno deciso di cessare l’attività. E poi ci sono i nuovi esuberi annunciati. In totale, rischiamo di perdere altri 475 posti di lavoro».
Le famiglie, racconta Romito, iniziano a non riuscire a pagare «spesa, bollette, mutuo, rette scolastiche». E il rischio di tensioni sociali è altissimo: «Nelle assemblee qualcuno arriva addirittura a rievocare fantasmi del passato. Aggressioni, violenza. Noi ripudiamo tutto ciò. Ma non possiamo stare fermi a guardare, diventando i notai della crisi. Scioperi e manifestazioni non sono più sufficienti, perciò lanciamo una proposta: un tavolo di coordinamento contro la crisi». Nulla di politico o burocratico, ma una rete per mettere insieme tutti i soggetti che possono aiutare le famiglie in difficoltà: «Comuni, associazioni che operano nel sociale, Caritas, parrocchie, fondazioni. Facciamo appello persino alle banche. Serve un protocollo – conclude il segretario della Femca – per affrontare una situazione di emergenza».

Andrea Bambace

Nella foto:
Dal 2009, anno di inizio della crisi, le aziende del settore tessile e di quello chimico hanno perso in media il 35-40% del fatturato, con picchi del 60% (Mv)
15 maggio 2012

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