Tessile, è stato un 2012 in chiaroscuro. Non sorridono le piccole e medie imprese

altL’analisi congiunturale
Sono in flessione il mercato tedesco e quello statunitense

Se il 2012 ha rappresentato per l’economia italiana un altro anno di crisi, anche in questo frangente l’imprenditoria comasca ha dimostrato di poter contare su grandi energie e ottimi talenti.
In continuità con le precedenti edizioni dell’Osservatorio del Distretto Tessile di Como, l’analisi dei bilanci di 129 aziende tessili lariane, curata dal Centro Studi di Sistema Moda Italia, ha permesso di evidenziare alcuni dati davvero significativi.
Nel 2012 il fatturato complessivo della

filiera tessile, dopo due anni di crescita a due cifre, pur rimanendo in area positiva, evidenzia un consolidamento solo del +1,1%.
In tempi di grandi accordi, a pagare sono ancora un volta le aziende più piccole, quelle sotto il 5 milioni di euro di fatturato, che segnano una flessione del 12%.
Gli utili sono passati dai 26,9 milioni di euro nel 2011 ai 5,4 milioni di euro del 2012, con la quota di imprese che registrano segno più a bilancio pari al 68,2%. Non meno rilevanti le performance più recenti, quelle che indicano come l’export del tessile-abbigliamento della provincia di Como sia cresciuto del 2,7% nel corso del primo semestre dell’anno in corso, sfiorando i 677 milioni di euro.
Primo mercato di sbocco resta la Francia, seguita dalla Spagna che scrive un +10% rispetto allo stesso semestre del 2012. Di contro, si sperimenta una lieve flessione della Germania e quella più importante degli Usa, -4,6%.
Un primo commento a questi dati arriva da Massimo Trabattoni, vicepresidente del Gruppo Filiera Tessile di Unindustria Como: «Voglio essere ancora positivo – ha detto – perché nonostante tutto continuiamo a migliorare. Detto questo, resto convinto che per aiutare le aziende ad uscire dalla crisi che le attanaglia da troppi anni, basterebbero tre semplici provvedimenti dello Stato: abolire l’Irap, diminuire il costo del lavoro, abbattere quello dell’energia. Non è possibile che da noi un dipendente guadagni la metà di un collega tedesco o inglese e costi alle aziende il 30% in più rispetto a Germania o Inghilterra».
I numeri sull’occupazione sono infatti davvero preoccupanti, nel giro di dieci anni si sono persi infatti oltre 8mila posti: nel 2001 il tessile dava lavoro a 24.400 persone, nel 2011 solo a 16.200. Tutti dati discussi nel seminario “Le due facce della competitività: i risultati delle aziende e il ruolo del sistema paese” ieri pomeriggio al Centro Tessile Serico. Una cosa è certa: in assenza di una politica industriale del Paese capace di sostenere e ricreare lo sviluppo, le imprese comasche del tessile continuano a distinguersi grazie alla loro creatività e a una continua ricerca tecnologica.

Maurizio Pratelli

Nella foto:
Il tessile abbigliamento ha perso dal 2001 al 2011 oltre 8mila addetti. Si è passati da 24.400 persone a 16.200

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